Durante il Consiglio Comunale straordinario e aperto sulla gestione dell’emergenza idrica svoltosi ieri pomeriggio ad Agrigento è intervenuta attivamente l’ANAFePC, l’Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura del Lavoro e del Sociale, per proporre soluzioni concrete destinate alla frazione di Maddalusa dove i residenti affrontano da mesi gravissime limitazioni. Rompere il muro di silenzi e giustificazioni sulla crisi idrica in Sicilia: questo l’obiettivo del fermo intervento dell’associazione.
Questa azione fa parte di una mobilitazione regionale che vede l’organizzazione interloquire con Prefetture, Presidenza della Regione Siciliana e i Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e della Salute per sollecitare lo sblocco di 250 milioni di euro di fondi pubblici destinati a dighe e invasi, contrastare il concreto rischio sanitario legato alla carenza d’acqua e proporre l’adozione del modello pugliese di gestione idrica unica regionale.
Agrigento rientra infatti nei 21 Comuni distribuiti su 5 province siciliane in cui l’associazione ha chiesto la convocazione di Consigli straordinari aperti avviando formali diffide e richieste di accesso agli atti tramite FOIA, oltre ad aver già depositato esposti formali presso tutte e 9 le Procure della Repubblica dell’isola. Il dramma tocca da vicino le famiglie di Maddalusa rimaste a secco da ben 110 giorni ed evidenzia un intollerabile paradosso fiscale e sociale perché gli immobili dispongono di luce e internet e pagano regolarmente la TARI, rendendo i cittadini visibili per riscuotere le tasse ma totalmente invisibili per l’erogazione dell’acqua potabile.
“C’è la necessità di coniugare i vincoli normativi con la salute pubblica”, dichiara Calogero Coniglio Presidente ANAFePC, “una via d’uscita di puro buon senso che garantisca l’accesso idrico in deroga straordinaria per motivi igienico-sanitari e tuteli la dignità dei residenti evitando che la burocrazia calpesti i diritti primari delle famiglie”.
A tal fine l’associazione ha depositato formalmente sul tavolo del Sindaco Sodano e lasciato agli atti tre proposte operative di assoluta legalità e immediata fattibilità che prevedono l’estensione a tutti i residenti di Maddalusa dell’ordinanza emergenziale già attiva per i fragili, l’istituzione di una task-force comunale per definire una volta per tutte le pratiche edilizie bloccate nei cassetti da oltre vent’anni avviando tutele sociali con lo IACP per i nuclei non sanabili, e infine l’impiego delle nuove autobotti finanziate dalla Regione per creare cisterne pubbliche e punti di prelievo temporanei tracciando i consumi con un censimento legalizzato insieme all’Asp.
“Attendiamo ora un riscontro concreto e formale da parte dell’amministrazione e del Consiglio Comunale sulle soluzioni verbalizzate”, conclude Maurizio Cirignotta Vice presidente ANAFePC, “l’associazione continuerà a seguire con rigoroso impegno ogni prossimo passo istituzionale affinché la comunità non sia lasciata sola. La burocrazia ha il dovere di difendere la vita dei cittadini e non di condannarla, motivo per cui ANAFePC, Lavoro e Sociale, si dice già pronta a integrare i 9 esposti in Procura in caso di ulteriore inerzia”.

















