Basta sfogliare i giornali, ogni giorno, e si leggono notizie di cedimenti di suolo e crolli di case. Pensando alla tragedia di Giampilieri e alla più vicina (e non solo per data) “tragedia di Favara, credo che chi ha vissuto – tenendo in debita considerazione le proporzioni – l’esperienza della frana non può non dire nulla.
Oggi, mentre piangiamo i morti dell’ immane tragedia che ha colpito la popolazione messinese ed i due piccoli angeli di Favara, non possiamo limitarci a registrare le naturali reazioni di commozione e di rabbia, perché bisogna dire con forza che, a volte e nel tempo, la scelleratezza di alcuni politici ed amministratori che piuttosto che “formare” il consenso pensano a “catturarlo”,o la superficialità (se non altro) di tecnici e burocrati, viene a ricadere su tutta la comunità sia in termini, purtroppo, di vite umane sia in termini di costi per ristori e ricostruzioni.
Al sindaco Russello, amministratore e persona perbene, la mia solidarietà.
Ricordo ancora le parole di mons Montenegro subito dopo i fatti di Giampilieri:”la vicenda di Messina insegna che la responsabilità non va tenuta nei cassetti. La vita è sacra e il cittadino ha diritto alla sicurezza”
Ed è questo appello al senso di responsabilità che mi induce, da ex sindaco, ancora una volta, a prendere carta e penna e tornare sull’argomento, a tutela della comunità narese e dell’amministrazione comunale passata e presente. Sappiamo che i nostri centri storici sono quasi tutti fatiscenti, che vi è reale pericolo di crolli e di altri lutti; nella maggior parte di casi si tratta di centri storici fatiscenti per vetustà.
Naro è, per esserne stata sindaco, la realtà che conosco meglio: il suo incantevole centro storico (e non solo) è a rischio perché ha, anche, subito un grave dissesto idrogeologico di cui ancora non se ne conosce con precisione la causa.
Il 4 febbraio 2005 un movimento franoso ha interessato alcuni quartieri: più di cento persone vengono “sfollate” dalle loro abitazioni, mentre quelli che sono rimasti nei quartieri di via Vanelle si sentono isolati e privi della serenità di un tempo
Oggi, a distanza di cinque anni, sono stati fatti notevoli passi avanti, ma resta ancora molto da fare. Il fenomeno ad oggi non ha avuto una chiara ed univoca interpretazione sulla causa e sulla sua evoluzione futura.
La frana ha precedenti cha vanno, ciclicamente, dal 1771 (come risulta da un manoscritto di fra Saverio) al 1997 . Questa ciclicità deve far riflettere, ringraziare il buon Dio per averci preservato dalle lacrime, non essendosi registrate vittime, ma, allo stesso tempo, continuare a mettere in essere tutto quanto è necessario per evitare e/o limitare possibili futuri danni.
Oggi, a cinque anni di distanza e nonostante monitoraggi e studi (e centinaia di migliaia di euro spesi), non si hanno notizie ufficiali della PERIMETRAZIONE DEFINITIVA che dovrebbe rappresentare il risultato di tutti gli studi effettuati e dei soldi spesi.
La perimetrazione è indispensabile perché dirà dove è possibile costruire e dove non, quali sono i fabbricati che possono essere ristrutturati e quelli che devono essere demoliti. Insomma è indispensabile per prevenire tragedie e per intervenire nei confronti di tutti quei nuclei familiari che hanno subito danni e non sanno ancora se possono riparare la propria casa o se devono, definitivamente, trasferirsi altrove. Serve per il ristoro ai privati che ne hanno diritto e che attendono, da tanto tempo, con grande dignità e senso civico.
Senza contare che il tempo, sono trascorsi cinque anni, provoca un degrado ulteriore dell’intero Centro Storico che tende sempre più a spopolarsi , far “appannare” la Fulgentissima e trasformarla in un “paese fantasma”.
Mariagrazia Brandara
ex sindaco di Naro













