Alcuni familiari del boss Gerlandino Messina, arrestato a Favara (Agrigento), urlano e piangono davanti ai cancelli della caserma a Villa Seta, dove si trova il reparto operativo dei carabinieri di Agrigento.

Uno dei parenti si è scagliato contro alcuni cineoperatori e giornalisti che stazionano davanti la caserma, dove la tensione é alta.
“Come sta? Vivo è?”. Così Giuseppa Nicosia, 53 anni, madre del boss si è rivolta ai carabinieri non appena é giunta davanti al portone del reparto operativo di Agrigento, dove è stato condotto il figlio dopo la cattura. Quando un carabiniere le ha risposto che il figlio “sta bene”, la donna ha urlato: “Signuri ti ringrazio”.


L’empedoclino Gerlandino Messina si nascondeva in un edificio di via Stati Uniti, alla periferia nord di Favara. Si è arrivati all’arresto seguendo i suoi vivandieri, due uomini, imprenditori, già noti alle forze dell’ordine e vicini alla mafia la cui loro posizione al momento è al vaglio degli investigatori. La quasi certezza che Messina, fosse lì dentro i carabinieri l’hanno avuto nella giornata di venerdì. L’operazione è stata preparata questa mattina, e solo allora si è deciso di fare scattare il blitz nel pomeriggio. Gli investigatori hanno agito a colpo sicuro, perchè da quel portone che, già tenevano sotto controllo, avevano visto uscire dei presunti fiancheggiatori del latitante. Era il segnale che l’empedoclino si trovava lì dentro, ma i carabinieri non hanno perso d’occhio anche chi si recava spesso in quella palazzina. Un’operazione fulminea, a cui hanno preso parte almeno una cinquantina di carabinieri. Alcuni uomini delle teste di cuoio hanno sfondato la porta d’ingresso e contemporaneamente altri militari si sono calati dal tetto con delle funi, e sono entrati da una finestra. Per l’irruzione sono state utilizzate bombe accecanti. Il boss non ha avuto nemmeno il tempo di reagire, e quando gli è stato chiesto se era effettivamente Gerlando Messina, è rimasto chiuso nel suo silenzio.

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foto © AgFlash