Un infermiere professionale, mentre era in servizio all’ospedale “Barone Lombardo”, contrae l’epatite C, ma a fronte di una sentenza non riceve ancora il vitalizio stabilito dal giudice del lavoro. Per questo motivo, R. S., sessantenne di Campobello di Licata ha inoltrato istanza di pignoramento nei confronti del Ministero della Salute, inadempiente alla sentenza. L’ex infermiere, oggi in pensione, è assistito dall’avvocato Salvatore Loggia di Ravanusa, che ha proposto una ingiunzione di pagamento pignorando le casse del ministero. R.S., aveva ottenuto, dal giudice del Tribunale di Agrigento, sezione Lavoro, Simona Sansa, il riconoscimento di un vitalizio di 500 euro al mese, oltre all’importo della pensione, per l’invalidità causata dall’epatite di tipo C contratta quando era in servizio presso il reparto di psichiatria del nosocomio canicattinese. Dopo essere andato in pensione ed in seguito ad uno screening sulla salute, dalle analisi era risultato che l’uomo era stato contagiato. Era l’anno 2000. Quindi aveva intentato una causa, sempre difeso ed assistito dall’avvocato Loggia, al ministero della salute. Il giudice del lavoro aveva dato ragione all’ex infermiere applicando, su richiesta dell’avvocato Loggia, la legge 210 del 1992 in base anche a quanto stabilito dalla corte europea in casi come quello del campobellese. Questa legge prevede che la persona contagiata possa fare richiesta di riconoscimento economico (indennizzo vitalizio, assegno reversibile per 15 anni o assegno una tantum). Il riconoscimento di tale diritto comporta anche l’esenzione dal ticket per le spese sanitarie. Ma di questi benefici l’ex infermiere campobellese, nonostante la sentenza del giudice che gli ha riconosciuto il vitalizio di 500 euro al mese, non ha visto proprio nulla. Stanco di attendere la morosità del ministero, l’uomo ha avviato l’iter per il pignoramento delle casse dello Stato che non provvede a pagare quanto dovuto a chi è stato contagiato. Ma ha dovuto iniziare una nuova trafila giudiziaria che si concluderà presto e che vedrà, quasi sicuramente, soccombere il ministero della Salute, costretto a sborsare gli arretrati e ad iniziare a staccare l’assegno mensile riconosciuto dal giudice del lavoro all’infermiere. Questi del reparto di psichiatria del “Barone Lombardo” di Canicattì, dunque, attraverso l’avvocato Loggia busserà alle porte dello Stato per ottenere quel diritto che la legge, con sentenza del Tribunale di Agrigento, gli ha riconosciuto.

Giovanni Blanda