Detenzione illegale di armi clandestine e munizioni e concorso esterno in associazione mafiosa. Sono le accuse per le quali stamani i carabinieri di Enna hanno arrestato il collega, maresciallo Giuseppe La Mastra, 42 anni, da oltre 11 anni comandante della stazione di Catenanuova. Un arresto a seguito di una perquisizione disposta dalla Dda di Caltanissetta. Nel corso della perquisizione a casa del maresciallo e nel suo ufficio, affidata ai suoi colleghi del reparto operativo di Enna, sono state trovate due pistole, una calibro 9 importata illegalmente dalla Svizzera, una calibro 6,35 reperto di un reato del 92 e un centinaio di proiettili di vario calibro.
L’udienza di convalida si terrà giovedì a Enna. Per le armi procede la Procura ennese, per la mafia, la dda di Caltanissetta. Di La Mastra, che secondo indiscrezioni in varie circostanze avrebbe ostacolato indagini con iniziative definite stravaganti, ha parlato un pentito di mafia del clan Cappello di Catania, Gaetano D’Aquino. D’Aquino è uno dei testi di accusa contro il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, e il fratello Angelo, parlamentare Mpa, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e reato elettorale. La Mastra è stato portato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, ma, su decisione del gip di Enna Maria Luisa Bruno sarà riportato in Sicilia domani per l’udienza di convalida.
Il 23 maggio scorso a Catenanuova era stato ucciso Prospero Leonardi, 30 anni, mentre un altro uomo, Angelo Drago, 42 anni, era rimasto ferito. Per gli inquirenti l’omicidio rientrerebbe in una guerra per il controllo del territorio che finora sarebbe stato governato dal clan Cappello. Leonardi era cognato di Antonino Mavica, arrestato nel maggio dello scorso anno insieme ad altre 10 persone, tra cui Salvatore Leonardi, cognato di Drago, ferito nell’agguato.
L’operazione, coordinata dalla Dda nissena, puntò sugli affiliati di Cosa nostra del territorio ennese, vicini al clan Cappello, che si erano contesi il territorio di Catenanuova e dintorni. Gli inquirenti ritenevano che, allora, fosse in preparazione un omicidio nell’ambito della guerra di mafia che nel luglio 2008 portò all’uccisione di Salvatore Prestifilippo Cirimbolo, 47 anni, di Catenanuova e al ferimento di 5 persone. Per quell’agguato furono usati i kalashnikov. Prestifilippo era indicato come il capomafia di Catenanuova.












