Un giro di scommesse clandestine ritenuto riconducibile alla mafia è stato scoperto a Palermo dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza che ha eseguito 10 arresti. L’operazione, denominata in codice ‘Dirty Bet’, è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.
Tra le 10 persone raggiunte dai provvedimenti di custodia cautelare in carcere per gioco clandestino, aggravato dall’aver favorito la mafia, e intestazione fittizia di beni vi è anche Giovanni Pecoraro, 51 anni, che è stato responsabile del settore giovanile del Palermo calcio e procuratore sportivo.
Il procuratore aggiunto a Palermo, Antonio Ingroia, non ha dubbi: “Tutto il settore del gioco clandestino, compreso quello sul calcio, è da tempo gestito da Cosa nostra. Ci ha aiutato il rinvenimento di un libro mastro a casa di Giuseppe Provenzano, che era il braccio destro dell’architetto Giuseppe Liga. Da lì abbiamo ricostruito a tappeto la rete di chi gestiva le scommesse”.
Sono due le ordinanze emesse dalla Procura (le indagini sono state coordinate dall’aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Lia Sava, Gaetano Paci, Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi e Dario Scaletta) una per gioco clandestino aggravato dall’aver favorito la mafia a carico di otto persone e l’altra per intestazione fittizia a carico di tre persone, una delle quali destinataria anche del primo provvedimento. In casa di Giuseppe Provenzano, al momento dell’arresto a novembre 2009, è stato trovato un file excel con la contabilità degli affari mafiosi compreso il gioco clandestino.
“Tra i fermati c’è anche Giovanni Pecoraro, già arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa poi archiviata – ha detto – In questo caso si parla di intestazione fittizia di beni, faceva da prestanome. Qui procediamo per un fatto specifico”. Non c’è un collegamento con l’inchiesta di Cremona ma, ha spiegato Ingroia, “non c’è dubbio che se Cosa nostra si impegna nel mondo delle scommesse cerca anche di controllare i risultati delle partite”.












