Dieci persone sono state arrestate dai carabinieri di Catania per corruzione aggravata dall’aver favorito il clan mafioso dei Laudani, nell’ambito di un’inchiesta su rapporti tra ex amministratori del Comune di Mascali (sciolto per mafia nel 2013 su indagini di militari dell’Arma di Giarre), imprenditori e Cosa nostra.

Tra i destinatari del provvedimento emesso dal gip su richiesta della Dda Procura di Catania ci sono l’ex sindaco Filippo Monteforte, l’ex presidente del Consiglio comunale Biagio Susinni, Alfio Romeo del clan Laudani e l’imprenditore Alfio Luciano Massimino, 53 anni, ora ai domiciliari. Appartenente alla famiglia di noti costruttori edili, Massimino ha legato il suo nome anche alla storia del Calcio Catania. Figlio di Luigi e nipote di Angelo e Salvatore aveva ricoperto la carica di dirigente della società tra il 1991 e il 1992, quando il presidente era suo zio Turi. La società rischiò il fallimento dopo la messa in liquidazione disposta dal tribunale del capoluogo etneo su richiesta della Figc per irregolarità nei bilanci. Il Calcio Catania fu salvato da Angelo Massimino che, con un aumento di capitale, consentì l’iscrizione della squadra nel girone B del campionato di Serie C1.


Secondo gli investigatori dell’operazione “Town Hall” a Mascali venivano apportate variazioni al Piano regolatore generale del Comune che trasformavano terreni agricoli in zona di espansione edificabile, permettendo così la costruzione di strutture ricettive e parchi residenziali a imprenditori amici.

L’ex sindaco Filippo Monforte fu indagato nel gennaio scorso nell’ambito dell’inchiesta Nuova Ionia della Procura di Catania, che è in fase di richiesta di rinvio a giudizio, su rifiuti e mafia. Il reato ipotizzato nei suoi confronti, a conclusione di indagini della Dia, è di corruzione.

Una sua richiesta di arresto sollecitata, in quell’occasione, dalla Procura fu rigettata sia dal gip sia, successivamente, dal Tribunale del riesame di Catania. Il Comune di Mascali è stato sciolto ad aprile dal Consiglio dei ministri, su proposta dell’allora ministro dell’Interno, a conclusioni di indagini avviate dai carabinieri della compagnia di Giarre.

Biagio Susinni, ex deputato regionale ed ex sindaco e poi ex presidente del Consiglio comunale di Mascali, nel 2000 è stato arrestato per scontare una condanna a te anni e 4 mesi di reclusione per accuse di corruzione risalenti a un periodo compreso tra il 1991 e il 1994 in abusi edilizie e appalti pubblici.

Susinni, inoltre, è indagato anche per millantato credito: avrebbe fatto credere a altri indagati di avere la possibilità, dietro pagamento di denaro, di intervenire, indirettamente, sulla Corte di Cassazione e l’università di Messina per pilotare sentenze e favorire gli studenti per il superamento dei test di ingresso o di esami di laurea in diverse facoltà.

Il Consiglio comunale di Mascali fu sciolto, una prima volta, il 5 giugno del 1992 per “pressanti condizionamenti” degli amministratori locali da parte della criminalità organizzata. All’operazione dei carabinieri di Catania e Giarre, ancora in corso, partecipano circa un centinaio di militari dell’Arma.

GLI ARRESTATI. Sono dieci le persone destinatarie di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Anna Maggiore, su richiesta della Dda della Procura, eseguita da carabinieri del comando provinciale di Catania e della compagnia di Giarre. Quattro indagati sono stati condotti in carcere e sono il farmacista Ugo Vasta, l’ex presidente del consiglio comunale di Mascali, Biagio Susinni, e Alfio Romeo, ritenuto esponente della cosca Laudani, ai quali è stata contestata l’aggravante di avere favorito la mafia; e l’ex sindaco Filippo Monforte, indagato per corruzione. Gli arresti domiciliari sono stati disposti per gli imprenditori Alfio Luciano Massimino, Carmelo Nicodemo e Francesco Sorbello, e per i collaboratori dei due politici Leonardo Patanè, Vincenzo Barbatano e Vito Musumeci. La Procura di Catania aveva sollecitato complessivamente provvedimenti cautelari per 19 indagati, e sono state accolte dal Gip le richieste per dieci.