Una crisi nel settore delle costruzioni sempre più violenta ha messo a dura prova in questi anni la Fillea, che oltre a un’intensificata presenza nei cantieri ha svolto sempre più un ruolo di “sindacato di strada”, di riferimento per chi è rimasto fuori dalle aziende, tra flash mob, finte inaugurazioni di cantieri mai partite, e iniziative come ‘l’acchianata’ a Santa Rosalia, a Monte Pellegrino, assieme ai comitati di disoccupati.
E se il numero degli occupati censiti, a Palermo, è sceso in 4 anni del 35 per cento (6.703 operai in meno), il lavoro nero preoccupa sempre più il sindacato: le punte ormai superano il 50 per cento. “Ciò vuole dire – denuncia il segretario della Fillea Cgil Mario Ridulfo nella sua relazione d’apertura al congresso del sindacato che si svolge oggi al San Paolo Palace Hotel – che un lavoratore su due è in nero. E c’è un altro rischio che abbiamo più volte denunciato: la competizione al ribasso tra le imprese, che sta trascinando le imprese sane nel sommerso, nella illegalità mafiosa, nella insicurezza, aumentando così sfruttamento e rischi per la salute e un generale impoverimento della nostra società”.
Nella crisi ci sono anche imprenditori che si arricchiscono sulla pelle dei lavoratori. “Per soddisfare i bisogni delle proprie famiglie, si accetta lavoro nero, sottopagato. Ma anche a chi è ‘messo in regola’, capita di subire il pizzo sullo stipendio. Registriamo non pochi casi di operai obbligati a restituire gli importi equivalenti agli assegni familiari ricevuti e alla erogazione di cassa edile, oltre che a regalare ore di lavoro aggiuntive non retribuite. Queste imprese sono impegnate in cantieri sia privati che pubblici e spesso sono mafiose”.
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