I pubblicisti, presenti il 26 febbraio scorso a Roma, dove si sono riuniti gli Stati Generali dei quadri degli ottantamila giornalisti pubblicisti italiani, organizzati da Gino Falleri e Ezio Ercole, alla presenza del Presidente e del Vicepresidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino e Santino Franchina ,tramite i loro rappresentanti presenti all’incontro, hanno deciso di impugnare nelle competenti sedi giudiziarie il bando di concorso indetto dalla Rai per l’assunzione di 100 giornalisti, con l’ingiusta e discriminatoria esclusione dei soli pubblicisti.
I rappresentanti del pubblicismo hanno ribadito il loro ruolo centrale di una appartenenza vitale per il giornalismo italiano.
Si è deciso di istituire un Osservatorio Permanente per affrontare in modo concreto le specificità professionali dei pubblicisti. Inoltre, in accordo con istituzioni universitarie italiane, si è ipotizzato un percorso professionale che trovi completa legittimazione con l’esame di Stato per i pubblicisti presso le accademie pubbliche.
A maggior tutela di una presenza insostituibile per l’informazione italiana, i giornalisti pubblicisti ritengono sia giunto il momento di creare un organismo che rappresenti le peculiarità di una figura professionale che rivendica i propri diritti di uguaglianza.
In una trasmissione in onda su una rete satellitare , tempo fa, ho seguito con attenzione la discussione tra il conduttore ed un giornalista professionista che parlava di mancanza di talento e preparazione di molti giovani colleghi pubblicisti. In pratica, il collega criticava le modalità d’accesso alla professione.
In parte gli dò ragione quando diceva che se non si ha un po’ di confidenza con la grammatica si possono avere maggiori soddisfazioni intraprendendo altre professioni, il mio intervento però vuole far emergere un altro punto. La domanda che si poneva in trasmissione, se la memoria non mi inganna, era la seguente: “E’ giusto che tutti possano intraprendere la carriera del giornalista passando dal pubblicismo senza avere i requisiti adatti”? La risposta del collega era un no secco. Bene, d’accordo, io invece pongo un’altra domanda: “E’ giusto diventare professionisti sostenendo solo un esame di stato” ? Anche la mia risposta è un no secco!!!
Medici, avvocati, architetti, ecc ecc … per fregiarsi di tale titoli seguono un percorso di studi specialistico che dura diversi anni e solo dopo sostengono un esame di accesso alla professione. Perché non deve fare lo stesso il professionista dell’informazione? A mio avviso, bisogna avere la preparazione adeguata per potere informare correttamente la gente e con preparazione non si intende il superamento del semplice esame che, molti colleghi superano grazie alle raccomandazioni dei politici ai quali per anni hanno fatto i portaborse, approfittando della propria qualifica per ottenere benefici personali. Per preparazione intendo il superamento di un percorso di studi specifico.












