Copy-of-Plaform-Arancia-di-Coldiretti Sicilia sul piede di guerra e annuncia la mobilitazione contro “l’aranciata senza arance”. Il presidente e il direttore dell’associazione dei coltivatori, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione, se la prendono con la Commissione politiche dell’Unione europea della Camera che “il mese scorso, ha bocciato l’emendamento alla legge europea 2013, che prevedeva l’aumento della percentuale minima di frutta nelle bibite dal 12 al 20 per cento, incurante dei benefici che si possono ottenere e incurante dei danni che ne derivano”.

Nel 2013 in Sicilia, infatti, sono stati raccolti infatti oltre 11 milioni di quintali di arance e, anche a causa della scarsa produzione, per la parte destinata alla trasformazione industriale il produttore ha ricevuto un prezzo medio pari a 17 centesimi al chilo con picchi sino a 24 centesimi. Nella campagna in corso, caratterizzata da una maggiore produzione, invece, il prezzo è crollato fino a 5 centesimi, ma il costo al consumatore di un litro di succo d’arancia è rimasto invariato.


Secondo Coldiretti “è chiaro come nella filiera ci siano meccanismi che penalizzano tanto gli agricoltori quanto i consumatori. L’innalzamento della percentuale minima di frutta nelle bibite dal 12 al 20 per cento, è una scelta importante non solo per l’alimentazione ma anche per l’economia agricola, grazie all’utilizzo di almeno 200 milioni di chili in più di arance”.

“Abbiamo chiesto a tutte le istituzioni – aggiungono Chiarelli e Campione – di votare un ordine del giorno e sono già 23 i comuni che l’hanno fatto, di deliberare per far sì che il Parlamento approvi un apposito emendamento per rendere effettivo l’innalzamento della percentuale nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di concorrenza.

“Le aranciate senza arancia sono intollerabili soprattutto in una Regione come la nostra leader dove l’agrumicoltura costituisce una base economica importante – affermano i vertici della Coldiretti. – Abbiamo chiesto ai Comuni di approvare una delibera che ne attesti l’impegno perché l’innalzamento del contenuto di frutta possa costituire un punto integrante a sostegno di un’educazione alimentare che valorizza i principi della dieta mediterranea e le sue funzioni di contrasto all’obesità contribuendo alla salvaguardia ed alla crescita del patrimonio produttivo ed ambientale del settore degli agrumi, incentivando, soprattutto in zone ad alta tensione sociale, l’occupazione attiva e trasparente”.

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