Ha cercato di sfuggire all’arresto correndo sul tetto di una palazzina, ma è stato individuato e bloccato, in mezzo ad alcuni recipienti dell’acqua, dove si era nascosto. Il protagonista del rocambolesco episodio è un sorvegliato speciale della pubblica sicurezza, Giuseppe Carità, 30 anni, di Licata, arrestato dagli agenti del locale Commissariato di Polizia, che hanno dato seguito ad un ordine di carcerazione, emesso alcune settimane fa dal Gip del Tribunale di Agrigento. Il giovane era ricercato da tempo perché aveva violato il provvedimento della sorveglianza speciale. Tutto quanto nasce da un controllo effettuato nella sua propria dimora, e da quella verifica, carabinieri e polizia, hanno appurato, che senza giustificato motivo, nonché senza alcuna comunicazione alle autorità competenti, il trentenne si era allontanato dal territorio comunale di Licata. Le ultime notizie lo davano trasferito all’estero. Dopo mesi alcuni giorni fa attraverso alcune indagini i poliziotti licatesi, diretti dal dirigente Giovanni Minardi, hanno appreso che il ricercato con molta probabilità aveva fatto ritorno in paese per trascorrere il periodo estivo. Da qui in avanti sono state fatte alcune investigazioni, finché è arrivata la conferma della presenza dell’uomo in città. Alcuni giorni fa gli agenti si sono presentati in casa di Carità, per notificargli l’ordine di arresto. Forse perché si sarebbe accorto dalla finestra dell’arrivo della Polizia, il giovane si è precipitato sulle scale, raggiungendo il tetto dell’edificio per sfuggire alla cattura. Lì è rimasto. Poco più tardi gli agenti lo hanno rintracciato sulla copertura della palazzina, nascosto rannicchiato tra le vasche dell’acqua. Dopo le formalità di rito negli uffici del Commissariato, su disposizione del giudice, Giuseppe Carità è stato accompagnato a casa in regime di detenzione domiciliare.












