Le forze dell’ordine hanno eseguito, nella provincia di Catania, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia, nei confronti di 23 indagati per associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza e intestazione fittizia di beni.
Al centro delle indagini l’infiltrazione di Cosa nostra nei settori dei trasporti marittimi e terrestri, dell’edilizia e della grande distribuzione alimentare.
Sono stati documentati anche rapporti collusivi con imprenditori ed amministratori locali. Sequestrati beni aziendali e quote societarie per circa 50 milioni di euro.
I provvedimenti scaturiscono da un’indagine avviata in direzione del vertice strategico della famiglia mafiosa di Catania, che ha permesso di raccogliere importanti elementi probatori sull’evoluzione di Cosa Nostra subito dopo l’indagine Iblis.
L’inchiesta ha confermato la particolare vocazione imprenditoriale della famiglia di Cosa Nostra catanese e consentito di individuare alcuni dei settori all’interno dei quali essa si è infiltrata e tra questi quello dei trasporti.
Gli elementi acquisiti consentono di ritenere che il settore del trasporto continui ad essere di speciale interesse per Cosa Nostra etnea che, in tale ambito, ha saldato delle alleanze a livello regionale che hanno visto protagonisti esponenti della famiglia di Catania che si sono relazionati con quella di Belmonte Mezzagno (Palermo) ed imprenditori collegati a Cosa Nostra agrigentina.
Nell’ambito dell’operazione Caronte sono stati inoltre sequestrati beni di valore ingente, comprendenti 31 imprese ed i relativi beni strumentali, 7 beni immobili e 4 autoveicoli. Il sequestro colpisce il patrimonio immobiliare, finanziario ed imprenditoriale illecitamente accumulato negli anni dall’associazione mafiosa, non solo nelle province siciliane di Catania, Palermo e Messina, ma anche nelle province di Napoli, Mantova e Torino.
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