“La Mafia ormai è dappertutto: ha penetrato le istituzioni dell’intero paese”. Così Maria Falcone in abito scuro ma serena in un pomeriggio di una Palermo assolata, ci accoglie davanti la scrivania della Fondazione Giovanni Falcone impegnata agli ultimi dettagli del programma per la manifestazione del XXIII anniversario della strage di Capaci.
Esiste un fronte che combatte il fenomeno mafioso con impegno, mentre altri ne traggono solo benefici apportando discredito in quanto collusi e corrotti. C’è una ricetta per smascherare questi personaggi?
“Numericamente i cittadini onesti, come diceva Giovanni, sono infiniti. Se qualcuno poi approfitta dell’antimafia, questo è un problema che non si può eliminare completamente; ma se c’è più attenzione da parte della popolazione ci sarà la possibilità che queste figure possano essere smascherate”.
Oggi, a quale strategia lei pensa, per rilanciare un serio e costante impegno anticrimine?
“Spero che ci sia una risposta da tutti i cittadini, poiché le istruzioni si muovono se la domanda è corale e non se viene fatta solo il 23 maggio e poi messa nel dimenticatoio. Gli italiani, inoltre, potrebbero anche fare un pensiero utilitaristico. Se il meridione fosse libero da tutte le criminalità organizzate noi avremmo una risposta, un progresso e il Sud potrebbe diventare “il volano” economico di tutta l’Italia. La nostra è un’economia del sud drogata dove manca la libertà di mercato”.
Ha riscontrato nei suoi incontri con i giovani, nelle scuole una presa di coscienza e una tensione antimafia?
“Portando l’esempio di Falcone, ritrovo sempre una grande e particolare attenzione per la memoria di Giovanni. L’unica cosa che mi è dispiaciuto notare è la sfiducia dei giovani di fronte ai fatti recenti di corruzione istituzionale. La sorveglianza deve essere continua e forte. È necessario che i Cittadini diventino protagonisti attivi”.
Quale sogno persegue per una Sicilia, libera dai condizionamenti mafiosi e per una Palermo, considerata ancora oggi capitale del crimine?
“Vorrei che Palermo diventasse il simbolo e l’esempio di riscatto dell’azione antimafia”.
Che speranza si aspetta dai giovani d’oggi?
“Una chiamata corale, poiché solo attraverso la creazione di una società diversa, come asseriva Giovanni Falcone, si può arrivare alla vittoria contro le associazioni a delinquere di stampo mafioso. È necessario educare i giovani alla legalità. La prevenzione è importante quanto la repressione. Lo scopo è di coinvolgere non solo i ragazzi ma tutte le famiglie. Il problema dell’organizzazione criminale non è un problema solo della Sicilia ma nazionale e addirittura transnazionale”.
Gli italiani devono capire che la mafia è presente ovunque – conclude Maria Falcone – e tutti i fatti recenti di corruzione e di clientelismo sono la dimostrazione che il fenomeno mafioso non è un problema territoriale ma coinvolge purtroppo l’intero paese. “Educhiamo i nostri giovani a coltivare semi di legalità. Se Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non fossero stati degli straordinari sognatori. Se non avessero ‘osato’ inseguire i loro sogni, oggi non avremmo un esempio così straordinario di bellezza etica e civile” .
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