Un episodio di violenza estrema tra giovanissimi ha scosso Canicattì, rivelando un contesto preoccupante di rancori personali che degenerano rapidamente in aggressioni armate. Nella notte tra il 20 e il 21 aprile, tre ragazzi appena maggiorenni hanno esploso otto colpi di pistola calibro 22 contro l’abitazione di un 19enne, nel tentativo di colpirlo mentre si trovava in casa.
L’attacco non è nato dal nulla. Secondo le indagini, tutto è partito da una lite in discoteca la sera precedente: il 19enne, sentendosi accerchiato dal gruppo, avrebbe reagito colpendo con una bottiglia alla testa il fratello minorenne di uno degli aggressori. Quella stessa sera, testimoni riferiscono che il gruppo circolava già armato di pistola all’interno del locale.
Ma la vera radice del conflitto affonda più indietro nel tempo. A settembre 2025 lo stesso 19enne era stato accoltellato al torace da uno degli odierni indagati per vecchi “ruggini” personali. Da quel momento in poi è iniziata una vera e propria persecuzione: nuove aggressioni (tra cui una con uno sgabello in un locale), minacce con coltello da cucina, telefonate e messaggi di morte sui social, molestie persino a scuola. In un’occasione il ragazzo ha trovato sul banco un bigliettino con la scritta inquietante: “mors tua, vita mea”.
La notte del 20 aprile la tensione è esplosa definitivamente. I tre si sono presentati sotto casa della vittima e hanno sparato due raffiche da quattro colpi ciascuna contro la finestra. Per fortuna nessuno è rimasto ferito.
Il Gip del Tribunale di Agrigento, Nicoletta Sciarratta, motivando la misura cautelare del carcere per i tre indagati, ha scritto: “Il fatto che il gesto sia preceduto e, addirittura, succeduto da gravi messaggi minatori, contenenti chiari riferimenti alla imminente e inevitabile morte della persona offesa, costituisce inequivocabilmente un ennesimo avvertimento, oltre che una chiara rivendicazione del gesto compiuto poco prima, non andato a buon fine perchè il bersaglio non era stato ben ‘mirato’.”
Questa vicenda mette in luce un fenomeno più ampio e allarmante: ragazzini molto giovani che passano con estrema facilità dalle liti personali alla giustizia fai-da-te, con armi da fuoco reperite e utilizzate senza apparente esitazione. Una spirale di vendette e intimidazioni che rischia di diventare normale in certi contesti giovanili, dove le “ruggini” si trasformano rapidamente in tentati omicidi.












