In democrazia il ruolo dell’opposizione è sacro. È l’argine vitale, la garanzia del controllo e lo strumento attraverso il quale emergono le criticità di un’amministrazione, che può rivelarsi utile anche a quest’ultima, mettendola in guardia da certi “errori”. Le nostre modalità di verifica sono legittime e doverose. Quando presentiamo un’interrogazione, lo facciamo per far luce su questioni precise, e il Sindaco ha il preciso dovere di rispondere politicamente sul merito. È inaccettabile che la massima carica cittadina si sottragga a questo principio, scegliendo il silenzio o delegando impropriamente la responsabilità politica ai funzionari.
I temi che abbiamo affrontato in questi mesi sono sempre stati seri, concreti e squisitamente politici: abbiamo chiesto conto dei contratti di illuminazione pubblica, della gestione del servizio dei rifiuti, dell’approvvigionamento idrico e della sicurezza stradale e su molti altri temi importanti per i campobellesi. Noi siamo qui non per tutelare l’interesse di un singolo, ma per capire quale futuro spetta a Campobello di Licata. Affrontando queste urgenze è emerso il problema più grave e preoccupante dell’attuale amministrazione: la totale assenza di una visione.
Non possiamo rassegnarci all’idea che l’iniziativa politica sia ridotta alla mera ricerca di finanziamenti e che i partiti abbiano assunto il triste ruolo di semplici “mendicatori di fondi”, come incautamente dichiarato in pubblico da un esponente di questa Maggioranza. Questa è una questione di visione, un modo di amministrare che deve trascendere la posizione politica nazionale per guardare a Campobello con un obiettivo comune. Ci chiediamo, e chiediamo all’Amministrazione: cosa si farà della gara dei rifiuti? Come immaginiamo il futuro di una comunità che affronta lo spettro di uno spopolamento quasi inevitabile? Cosa vogliamo da noi stessi?
Sappiamo già quale sarà la loro risposta: diranno che ci sono cantieri aperti ovunque e opere in movimento come non si era mai visto. Siamo i primi a essere felici che ciò accada, ma è fin troppo facile governare e autocelebrarsi oggi, potendo contare su un bilancio finalmente risanato dopo anni di duri sacrifici e con il vento in poppa dei fondi del PNRR. Tuttavia, Campobello non ha bisogno di passare asetticamente da un appalto all’altro. La logica dei soldi spesi solo perché “sono da spendere”, al solo scopo di tagliare nastri e inaugurare e favorire qualche ditta amica con affidamenti diretti, non può portare alcun reale beneficio se manca una coerenza di fondo.
A questa drammatica mancanza di prospettiva strategica si unisce un clima di inaccettabile arroganza istituzionale, che rischia di sfociare in una vera e propria “violenza” nei confronti delle regole democratiche. Assistiamo a sedute del Consiglio Comunale in cui il Sindaco assume l’atteggiamento di “capo”, arrivando a dettare la linea al Presidente del Consiglio. Quest’ultimo, invece, dovrebbe interpretare un ruolo rigorosamente super partes ed autorevole, fondamentale per la tenuta democratica del nostro paese.
In questo quadro di forzature si inserisce l’accanimento politico verso il consigliere Giovanni D’Angelo. Un’operazione partita da lontano, iniziata nel mese di Aprile con le nomine dei componenti del CdA dell’IPAB “Ignazio e Giovanni Sillitti”, dove è entrata a far parte Patrizia Amato, esponente di Fratelli d’Italia. Oggi assistiamo alle dinamiche forzate per giungere alla decadenza di D’Angelo, una manovra che non ha alcuna reale giustificazione a tutela della democrazia. Il disegno politico è fin troppo chiaro: far subentrare in Consiglio proprio Patrizia Amato, costituire il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia (con Amato e Gabriele Brunetto) e preparare il loro ingresso ufficiale in Maggioranza e in Giunta.
Ciò che troviamo politicamente inaccettabile è il tentativo di insabbiare questa “porcata” politica, giustificandola agli occhi dei cittadini con un contributo di 15.000 euro portato da FdI per le feste locali. Si tratta di una palese svendita istituzionale, oggi ipocritamente definita “collaborazione”, in attesa – come è noto a molti – della sentenza del 25 Dicembre per potersi palesare ufficialmente e incassare le poltrone in Giunta e l’allargamento della maggioranza.
La triste verità è che si sta barattando la visione di Campobello per assecondare meri “giochi palermitani”. Logiche di potere esterne, orientate esclusivamente alle prossime scadenze elettorali, a cui non sta a cuore l’interesse dei campobellesi, ma solo la spartizione di posizioni. Ed è francamente deprimente assistere alla parabola di certi personaggi politici che, pur avendo subìto in passato infangamenti pubblici arrivati a toccare persino le loro famiglie, questioni che tuttora non hanno avuto nessun esito e sono rimaste aperte, oggi scelgono di piegarsi a queste ciniche dinamiche non legate al nostro territorio.
Oggi, nel panorama politico di Campobello, esistono una Maggioranza, una Minoranza e un’ Opposizione. A noi rimane l’onere e l’onore di coprire, da soli, il ruolo dell’unica vera Opposizione. Lo faremo senza fare passi indietro, per non tradire il mandato e la visione del nostro elettorato.
Infine, sentiamo il dovere civico e morale di ribadire ciò che é già stato precedentemente denunciato pubblicamente, perché é una deriva meschina. Denunciamo il comportamento di esponenti di spicco dell’odierna amministrazione che, superando ogni limite, si spingono a intaccare la sfera lavorativa altrui. Contattare datori di lavoro o ambienti professionali per redarguire o intimidire su vicende personali chi svolge un’attività politica pubblica è un atto di estrema gravità. Questo metodo è la prova definitiva della pochezza, della cattiveria e della debolezza politica di chi governa. Un comunicato non è il luogo adatto in cui trattare specificatamente temi del genere, ma si è superato un limite che pensavamo fosse insuperabile. Proseguiremo questo aspetto nelle sedi opportune tutelando ogni aspetto della vicenda.
Noi non ci faremo intimidire. Continueremo a esercitare il nostro ruolo per il bene di Campobello.