
«L’episodio accaduto nella scuola media Giovanni Verga a Roma, dove un ragazzo di 13 anni ha aggredito la sua insegnante tentando di trasmettere in diretta la violenza via Telegram, rappresenta una sintesi grave di come si stia deteriorando il rispetto verso le figure educative e le relazioni interpersonali nelle nostre scuole», afferma il professor Francesco Pira, Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi di Messina.
«La professoressa, che “ha già perdonato e vorrebbe abbracciare” il ragazzo che l’ha ferita, incarna ancora un modello di autorevolezza basato sull’umanità, sulla pazienza e sull’impegno educativo. Il fatto che un giovane abbia scelto la violenza e la ripresa in diretta per affermarsi e comunicare racconta una crisi significativa: la mancanza di rispetto per l’altro, la ricerca di attenzioni a ogni costo e la crescita di un contesto sociale in cui i ragazzi spesso si trovano soli, fragili e disorientati, spinti a esprimersi attraverso atti estremi e mediatizzati».
Il comportamento solidale del compagno di origini congolesi, ospite di una casa famiglia, che ha fermato l’aggressore, rappresenta invece un esempio di coraggio e responsabilità da valorizzare. Questo gesto testimonia come, anche in ambienti segnati da fragilità, possano emergere valori positivi e risorse umane importanti per la costruzione di comunità inclusive e protettive.
L’episodio di Terzigno, dove un quattordicenne è stato trovato con un coltello nello zaino, conferma come il porto di armi bianche tra i giovani costituisca un fenomeno diffuso, che interpella il contesto educativo e sociale nel suo complesso.
«Occorre ripensare profondamente il ruolo della scuola – conclude il profesor Pira autore di libri sul tema ed esperto di devianze giovanili sulla rete – recuperando il senso della relazione autentica e dell’ascolto attivo, promuovendo spazi di mediazione emotiva, e sviluppando una formazione alla cittadinanza digitale consapevole. È inoltre fondamentale coinvolgere le famiglie in questo percorso di crescita, attraverso iniziative come le “Scuole per Genitori”, che favoriscano il dialogo, la condivisione di strumenti educativi e una collaborazione responsabile tra scuola e famiglia. Solo così la scuola potrà tornare a essere un luogo di sicurezza e crescita, un laboratorio di valori umani dove la vita, il rispetto e la responsabilità siano al centro dell’esperienza quotidiana».


















