
Canicattì, sede della SECOLARE ACCADEMIA DEL PARNASO, ha dedicato – unica città al mondo – un monumento – nel corso principale e proprio di fronte al Palazzo di Città – a “LU LEMMU”. Accadde nell’immediato dopoguerra, nel 1944. In una piccola aiuola, all’incrocio tra il centralissimo Corso Umberto e la Via Torino, su un cippo marmoreo che sorreggeva il busto bronzeo di un esponente del fascismo, Alfonso Arena, fu collocato dagli amministratori comunali del tempo – ovviamente tutti di fede antifascista- un “LEMMU”. Per i non canicattinesi spieghiamo di cosa si tratta. “LU LEMMU” è un tipico recipiente di terracotta, smaltato all’interno e con caratteristiche striature verdognole, molto utilizzato nel mondo contadino come contenitore di alimenti, in particolare del baccalà messo a bagno. “Lu LEMMU” fece bella mostra di se’ dal 1944 al 12 luglio 1955. NARRIAMO ADESSO LA VICENDA DAVVERO GROTTESCA E PARNASIANA IN TUTTI I SUOI PARTICOLARI. Nel 1937 gli amministratori – ovviamente fascisti – del Comune di Canicattì eressero il cippo marmoreo di cui stiamo parlando e vi collocarono un busto bronzeo dello scultore Sorgi raffigurante ALFONSO ARENA. Chi era costui? Alfonso Arena nacque a Canicattì il 3 agosto 1882, studio’ a Catania e fu a Milano tra i primi nel concorso per Ufficiale d’Ordine della Regia Questura. A Roma lavoro’ nel ministero degli Affari Interni e poi in quello degli Esteri, nell’Ufficio affari riservati e politici. Nel 1927 si classificò al primo posto nel concorso per cancelliere d’ambasciata e fu destinato al Granducato del Lussemburgo. Per la sua posizione di primo piano nel movimento fascista, la sera del 30 aprile 1929 fu aggredito da antifascisti, mentre rientrava a casa, e ucciso con un colpo di pistola. La sua morte ebbe vasta risonanza e la Segreteria Generale dei Fasci Siciliani all’Estero gli dedico’ il Fascio di Larnaca (nell’isola di Cipro), il Fascio di Nemours (in Algeria) e il Fascio giovanile del Comune di Parcines in provincia di Bolzano. A fine maggio, nel trigesimo della morte, Alfonso Arena fu ricordato solennemente a Canicattì: a San Diego fu celebrata una messa dal canonico Giuseppe Pagano; quindi fu collocata dal podestà Curcio una corona al Monumento ai Caduti nel Parco della Rimembranza. Nel secondo dopoguerra la vicenda relativa al cippo in onore di Alfonso Arena si intreccio’ con quella – ben più dolorosa – del Monumento ai Caduti innalzato nel Parco della Rimembranza, di fronte alla chiesa di San Diego. Nei primi anni Venti Canicattì volle onorare i suoi caduti della prima guerra mondiale con la creazione di un monumento all’interno di un grande parco con 251 pini come il numero dei caduti. L’inaugurazione avvenne alle otto del mattino del 10 maggio 1924 – alla presenza del capo del Governo Benito Mussolini – con un discorso del generale canicattinese e futuro deputato Luigi Gangitano. La presenza di Mussolini spinse molti nel secondo dopoguerra a considerare l’opera “fascista” e ne fu deciso lo smantellamento. I pini furono eliminati e il Monumento ai Caduti – opera dello scultore palermitano Leopoldo Messina – raffigurante la Minerva Italica – fu trasferito – il 12 luglio 1955 – durante l’amministrazione presieduta dal sindaco avvocato Giuseppe Signorino – proprio nell’aiuola tra Corso Umberto e Via Torino, al posto del monumento a “lu LEMMU”. Intanto il busto bronzeo di Alfonso Arena da tempo vagava da un ufficio all’altro del Comune per approdare – in anni recenti – nell’esilio degli uffici di contrada Carlino. GAETANO AUGELLO












