La cantina sociale La Torre di Racalmuto, ha pagato l’uva da mosto agli oltre 800 viticultori a 10 (dieci) centesimi al chilo, quando altre cantine sociali dell’agrigentino hanno pagato oltre 30 centesimi, sempre ogni chilo.
Crediamo che, al di là della profonda crisi che attraversa il settore, bisogna fare qualcosa per risolvere i problemi di una cooperativa, il cui apparato burocratico ed il consiglio di amministrazione, hanno buttato sul lastrico tutti coloro i quali, nell’ultimo anno di gestione, hanno ricevuto delle somme inferiori ad un terzo, rispetto agli anni precedenti.
L’appello lo rivolgiamo all’Assessore Regionale all’Agricoltura, On. Michele Cimino che, sappiamo essere sensibile rispetto a questi tragici problemi economici.
In tanti stanno cercando, senza riuscirvi, con molta fatica ed in preda alla disperazione, di evitare l’estirpazione dei vigneti e, nell’immediato, di lasciare appesa l’uva, onde evitare di indebitarsi più di quanto hanno fatto sino ad oggi.
La situazione per Racalmuto e tutto l’interland è veramente al tracollo.
Il problema più generale relativo alla crisi del comparto vitivinicolo è stato affrontato nel corso di un’affollatissima assemblea organizzata dalla C.I.A. (Confederazione, Italiana Agricoltori), con il suo presidente regionale e quello provinciale, alla presenza tra gli altri dell’assessore provinciale all’agricoltura Stefano Castellino e dei sindaci di Naro, Palma di Montechiaro, Ravanusa, Grotte e Racalmuto ed i presidenti di tre delle quattro cantine sociali invitate.
Mancava, ovviamente, solo quello di Racalmuto.
E’ emersa una situazione allarmante che riguarda tutte le attività agricole del comprensorio, il cui stato di sofferenza, stavolta sembra irreversibile, visto che i costi di produzione ammontano a più del doppio degli interi ricavi.
Come dire che per produrre un chilo di uva, un chilo di grano o di mandorle o un litro di olio, spendi venti e ricavi dieci.
La perdita è secca e micidiale, tanto da avere già costretto migliaia di agricoltori ad abbandonare le campagne.
E dire che il nero d’avola nel mondo è molto apprezzato e venduto, così come tantissimi prodotti siciliani che, nel loro complesso, sono ovunque ben piazzati.
Ed intanto, malgrado le agevolazione passate e gli aiuti economici presenti e futuri, gli agricoltori di alcune aree delle provincie agrigentina e nissena, sono derubati da mediatori, cantine ed organizzazioni commerciali, che, spesso spacciano per siciliano, il prodotto proveniente da qualsiasi parte del mondo, tranne che dalla Sicilia.
E questo è solo un aspetto del più complesso mondo globalizzato, le cui regole vengono calpestate da alcuni faccendieri o da amministratori di cooperative, che nella migliore delle ipotesi si sono rivelati del tutto incapaci.
All’incontro di Naro, fortemente voluto da Calogero Licata e Pippo Di Falco, rispettivamente vice presidente e presidente provinciali della C.I.A., non è potuto essere presente l’Assessore Regionale all’Agricoltura On. Michele Cimino, trattenuto a Roma per via della delicata faccenda relativa agli oltre 4 miliardi di euro, destinati alla Sicilia dal Governo Nazionale e dall’Unione Europea.
Dell’intera problematica riguardante la pesantissima crisi del mondo agricolo se ne discuterà nei prossimi giorni con il governo regionale, alla luce delle positive novità che stanno giungendo da Roma, con lo sblocco proprio di quei quattro miliardi che fanno parte degli ormai famosi cosiddetti fondi F.A.S., soldi fino a ieri negati alla Sicilia e riconquistati dal governo regionale.
Salvatore Petrotto
Sindaco di Racalmuto