optimized-madonna_con_bambinoDopo il Natale l’anno liturgico ci proietta nel  tempo ordinario, nella quotidianità in cui, ognuno di noi deve saper confermare, anzi approfondire la scelta di Cristo. Il tempo ordinario è il tempo propizio proprio per riscoprire, la gioia dell’incontro settimanale con il Signore risorto e con la comunità. Tempo di speranza, dunque da qui la scelta dei paramenti liturgici verdi, da valorizzare, scoprire, approfondire, vivere.
La liturgia domenicale di questa settimana ci propone una serie di letture, che si pongono in continuità con le letture delle domeniche precedenti del periodo Natalizio.  Infatti il brano del Vangelo di Giovanni, scelto per l’inizio del tempo ordinario mette in evidenza la tradizione della Chiesa che esprime l’epifania di Gesù non solo con la notte di Natale, con la visita dei Magi, ma anche con il Battesimo di Gesù e le nozze di Cana perché in questi eventi Gesù si manifesta.
La scelta di Giovanni di raccontarci come primo segno compiuto da Gesù il miracolo nella festa di nozze non è a caso.
Per gli ebrei il matrimonio era molto importante, perché segno della benedizione divina sul mondo, cammino attraverso il quale il miracolo della creazione continua a perpetuarsi e perchè attualizzava l’alleanza tra Dio e l’uomo più volte e in diversi modi simboleggiata nella sacra scrittura come patto nuziale. L’autore non racconta nulla degli sposi, si preoccupa solo di farci sapere che ad un certo punto il vino è terminato. Nel linguaggio biblico e nella tradizione ebraica, il vino simboleggia la gioia (Amos 9,13-14) e l’amore tra gli sposi (Cantico 1,2),  e la sua mancanza sarebbe stato come un brutto presagio, cioè la mancanza di gioia, e della benedizione di Dio. Con la venuta di Gesù è giunto il tempo delle nozze, si celebra definitivamente l’alleanza di amore tra Dio e l’umanità, di cui l’alleanza tra uomo e donna è dall’inizio delle creazione frutto e segno. Ma qualche altro elemento va considerato in questo bellissimo brano evangelico: alla richiesta dei Maria la madre di Gesù, di aiutare questa nuova famiglia, la risposta di Gesù spiazza e sorprende per sgarbatezza e poca gentilezza. Se leggiamo sotto il profilo teologico questa risposta di Gesù riusciamo a capire il significato di “la mia ora non è ancora giunta”.
L’ “ora” in questione è quella della sua morte (Gv 13,1) e questa, per il momento, è prematura. Il vino nuovo che è sorto dall’acqua, è il sangue che Gesù di li a poco verserà sulla croce per la salvezza degli uomini, e che ci farà tutti uomini nuovi, salvati proprio dal sangue prezioso del Messia. Un altro aspetto va sottolineato. Di fronte al rifiuto del Figlio, Maria non si perde d’animo, e con la certezza della fede, come vero modello e discepola del Signore, si fa ancora portavoce degli uomini: la fede incessante che si esprime nella preghiera, “piega la resistenza” a voler compiere questo segno “Fate quello che vi dirà”. Gesù compie il gesto si manifesta ai suoi discepoli che credettero in Lui.  E’ guardando alla mamma del cielo, e affidandoci alla più tenera delle madri che troveremo il figlio suo. Madre della speranza, Maria ci indica la strada per arrivare al cuore divino di Gesù e fare breccia nel suo amore per aiutare noi, pellegrini in questa terra. E’ questo il tempo ordinario, scoprire la bellezza dell’amore di Dio, nel nostro tempo, nelle vicende, di amore, di gioia, di dolore e sofferenza della quotidianità, amore  che si è manifestato ieri con la sua incarnazione, ma che si manifesterà ancora più glorioso domani con la sua morte e risurrezione. Facciamoci allora discepoli di Gesù, facendoci discepoli di Maria, e questo tempo di speranza diventerà tempo di certezza dell’amore di Dio per gli uomini.

  Ha collaborato Tino Di Naro