GesùL’odierna liturgia della parola della domenica V del tempo ordinario, possiamo definirla della “vocazione”.
Infatti nella prima lettura il profeta Isaia ci racconta in modo fantastico, glorioso, la sua vocazione, anche S. Paolo, nella seconda lettura tratta dalla lettera di Corinzi, dopo avere inneggiato alla risurrezione di Cristo, ci parla della sua vocazione. Il brano del vangelo tratto dal libro di Luca invece ci racconta la chiamata di Pietro.
La “chiamata” è dunque il filo conduttore di questa liturgia.
Diverse sono le modalità con cui Isaia, Paolo, Pietro sono chiamati ma il fine è lo stesso. Diversa è la chiamata che Dio rivolge ancora oggi a ciascuno di noi. Egli ci conosce e ci ama e ci chiama per nome uno a uno, ma spesso la sua voce è coperta da quella di un mondo che ci promette piacere, gioie effimere, ci fa “gustare” un senso di vivere la vita comodo e gaudente a cui è difficile non rispondere. Il facile arricchimento, il divertimento sfrenato, i modelli televisivi che spesso sono la negazione della natura stessa dell’uomo, i piaceri della carne, l’egoismo per dirla con una parola sono voci più attraenti e convincenti di quella di Dio. Eppure Dio non si è ancora stancato di noi e continua chiamarci con la stessa intensità, con lo stesso amore con cui ha chiamato grandi profeti e santi prima di noi.
Spesso, si cerca un segno un qualcosa che ci faccia vedere in maniera tangibile la presenza di questo Dio, si cerca e si invoca un miracolo. Il vangelo di questa settimana è esplicito. Gesù chiede a Pietro  di salire sulla sua barca, per farsi vedere e sentire meglio dalla folla presente. Alla fine volge il suo sguardo verso Pietro: “prendi il largo e gettate le reti”. Il film di Zeffirelli “Gesù di Nazaret” esprime bene quello che probabilmente sarà successo. Pietro pescatore esperto sa perfettamente che sarebbe stata una fatica inutile, ma ha ascoltato il maestro poco prima e al suo invito non sa resistere: “sulla tua parola getterò le reti”. Ed ecco il miracolo, che non è come si potrebbe immaginare la pesca miracolosa, ma la conversione di Pietro. Quanta gente era presente a quel miracolo, quanti, alla risurrezione di Lazzaro o alla guarigione di malati. Eppure Gesù non è stato riconosciuto, capito, anzi è stato osteggiato ed ucciso. Il vero miracolo, il segno che Gesù compie non è il fatto che le reti quasi si rompevano, ma che Pietro si scopre con la sua nudità, con il suo peccato e dice: “allontanati da me che sono peccatore”. Come Isaia e Paolo prima di lui, Pietro si scopre con le debolezze, ma non si tira indietro e comincia la sua opera. Gesù non ha quindi solo bisogno della sua barca ma ha ancor più bisogno di lui per continuare la sua missione evangelizzatrice, e così Dio ha bisogno di ognuno di  noi, come noi di Lui, in un rapporto inscindibile, per cui il datore della vita ha bisogno della sue creature per donargli la vita, quella vita che ci porterà “un giorno a vederlo cosi come Egli è”. 
Apriamo il nostro cuore alla sua parole, rendiamoci docili, facendo scomparire da noi quello che è effimero. Ci accompagni la nostra Mamma celeste.     

  Ha collaborato Tino Di Naro