Per il tribunale della Libertà di Palermo non può lasciare il carcere Gioacchino Cinquemani, il castrofilippese di 49 anni arrestato tre settimane fa dai carabinieri della stazione del paese. Per la difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Lillo Sferrazza, cade così un’altra speranza di scarcerazione, non essendo stata accolta neanche una misura coercitiva meno pesante come gli arresti domiciliari. La strategia difensiva sta valutando in queste ore se ricorrere in Cassazione, ma di certo punterà a smontare l’accusa che riguarda la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, contestando il ritrovamento della droga. I carabinieri sequestrarono a Cinquemani, il 25 febbraio scorso, 7 kg di marijuana e circa 500 grammi di semi di “cannabis indica”. Già nel corso dell’interrogatorio di garanzia il castrofilippese cercò di discolparsi raccontando al giudice per le indagini preliminari che la roba era custodita in un casolare confinante con la sua campagna in contrada Cometi, ma non di sua proprietà. Nello stesso blitz dei militari dell’Arma, coordinati dal comandante di stazione Angelo Lombardo però, Cinquemani consegnò di sua volontà il fucile calibro 9 con matricola abrasa, nascosto in un trattore, mentre i carabinieri rinvennero 150 cartucce calibro 12, 17 cartucce calibro 9 a pallini, 5 cartucce calibro 22 e un astuccio con gli attrezzi per la pulizia dell’arma.












