tribunale23Ultrapetizione al processo antimafia Camaleonte per il boss Giuseppe Falsone. La seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento ha superato le richieste dell’accusa, condannando il capomafia latitante a 22 anni e mezzo di carcere, due anni e sei mesi in più rispetto alla requisitoria dei pm. Gli imputati favaresi Antonino Vaccaro, Stefano Morreale e Pasquale Alaimo sono stati condannati rispettivamente a 9, 12 e 13 anni di reclusione.Con l’accusa di estorsione sono stati inflitti 8 anni ciascuno a due presunti mafiosi di Caltagirone: Francesco La Rocca e Pietro Giudicello. Per la stessa ipotesi di reato è stato invece assolto Martino Vitello, ritenuto l’estorsore dell’imprenditore Marco Campione, anche se nel corso del processo anche i pm avevano fatto cadere l’accusa. Sei anni di carcere sono stati inflitti infine al palermitano Ignazio Musso, presunto intermediario tra le cosche di Palermo e gli uomini di Falsone.

Le indagini arrivarono infatti a sospettare che tra la mafia agrigentina e Cosa Nostra palermitana, governata ai tempi dalla primula rossa, Bernardo Provenzano, ci fosse un rapporto intenso ed ossequioso. Nel covo del boss corleonese arrivavano, per vie traverse, oltre ai pizzini di Falsone, frutta e dolci.


Il blitz Camaleonte della Squadra Mobile è una delle prime operazioni contro i favoreggiatori del padrino di Campobello di Licata, l’ultima, in ordine cronologico, è “Apocalisse” dello scorso fine settimana. Se però quest’ultima inchiesta è nata dalle dichiarazioni del pentito Giuseppe Sardino di Naro, furono le dichiarazioni del racalmutese Maurizio Di Gati a far scattare gli arresti dell’operazione il 6 marzo del 2007. Il nome dato al blitz volle significare come l’organizzazione criminale fosse abile a mimetizzarsi nella società come il rettile che ha ispirato gli inquirenti.

Per ricostruire i mandamenti, in ginocchio dopo le varie operazioni delle forze dell’ordine, il boss Falsone doveva affidare l’arduo compito solo a gente fidata e insospettabile.