Dopo sei anni di indagini e due di udienze, si è concluso ad Agrigento il processo di primo grado “Consulentopoli”. Già la requisitoria del pubblico ministero, che ha chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati, faceva immaginare l’epilogo, anche se il presidente del collegio, Antonina Sabatino già in un altro dibattimento aveva usato il pugno duro contro Rino Lo Giudice, coinvolto in “Alta Mafia” e protagonista anche di questo processo. La difesa era stata sfiorata così dal sollevare richiesta di ricusazione del giudice, però i fatti hanno dimostrato la terzietà di Sabatino. Quest’ultima ha assolto perché il fatto non sussiste proprio Lo Giudice, esperto dell’Ufficio Legale per le esecuzioni immobiliari al Comune di Agrigento, e Crocetta Maida di Grotte, con un incarico nell’area finanziaria. Scagionato anche l’ex sindaco di Agrigento, Aldo Piazza che aveva reclutato i due esperti esterni, assieme a Pippo Flora, consulente alla cultura. Le indagini, partite da una lettera anonima arrivata in Procura, sostennero l’inutilità delle figure professionali ingaggiate da Piazza, in quanto doppioni di personale già presente a Palazzo dei Giganti. L’ex primo cittadino è stato assolto perché il fatto non costituisce reato, stessa formula utilizzata per Pippo Flora, che beneficia della prescrizione per le consulenze precedenti al 2002. Il giudice Sabatino ha ponderato questa sua decisione dopo aver ascoltato numerosi testi al processo: consulenti, ma anche funzionari del Comune di Agrigento, e persino il consigliere comunale Giuseppe Arnone che utilizzò parole di encomio descrivendo, ad esempio, il lavoro svolto da Lo Giudice a Palazzo dei Giganti. Gli imputati rispondevano del reato di abuso di ufficio in concorso.