Le prime bozze del Programma nazionale di riforma, preparato dalla Presidenza del Consiglio che circolano, nella parte in cui delineano le prospettive di sviluppo del Mezzogiorno devono ritenersi del tutto inadeguate e speriamo non corrispondano ai contenuti del Piano per il Sud che sara’ presentato nei prossimi giorni. Ripetere le ricette di Franchetti e Sonnino del 1876 per la crescita della Sicilia e del Sud e’ troppo poco. Basti pensare che nulla si dice sugli investimenti e le ricadute che essi possono generare nel settore dei Beni culturali. La tragica rovina di Pompei la dice lunga su cosa puo’ generare escludere la cultura da un piano di investimenti”.

Lo afferma l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, che ha ribadito anche questo concetto oggi in un articolo a sua firma sul quotidiano palermitano.


“Come avevamo anticipato – prosegue Armao – senza l’avvio della perequazione infrastrutturale il governo siciliano non si sarebbe neanche seduto al tavolo bilaterale con lo Stato per trattare sul federalismo fiscale ed avrebbe contrastato ogni tentativo di tirarci dentro un processo senza garanzie per la Sicilia. Nella Conferenza Stato-Regioni-Autonomie di giovedi’ scorso i ministri Fitto e Calderoli hanno recepito quanto richiesto dalle Regioni e, in particolare, dalla Sicilia, impegnandosi a presentare una piattaforma di iniziative che accompagnino nei prossimi anni l’attuazione del federalismo. Si tratta solo di un’apertura che dovra’, e senza indugio ulteriore, essere accompagnata da impegni seri e concreti, da opere e risorse finanziarie vere, abbandonando, lo speriamo, la pratica delle promesse reiterate e mai rispettate”.

“Si tratta di un documento che gia’ presenta gravi lacune ed e’ deludente nei contenuti – ribadisce l’assessore – soprattutto per quanto riguarda il settore dei beni culturali con gli omessi investimenti nel Mezzogiorno che in tale ambito sono numerosissimi”.