L’abbraccio fra il vecchio maestro e il pupillo finito in carcere è durato circa 40 minuti. Calogero Mannino è stato ieri a Rebibbia e ha incontrato Totò Cuffaro (in jeans e due maglioni per ripararsi dal freddo) al terzo giorno di detenzione dopo la condanna a sette anni. «L’ho trovato molto provato. E addolorato. Ma anche lucido»: ha detto l’ex ministro Dc all’uscita da Rebibbia.
Era scosso anche Mannino, la voce al telefono poche ore dopo l’incontro era ancora debole: «Ci siamo detti molte cose personali». Mannino prova a raccontare il meno possibile dell’incontro. Ma su alcune cose non usa giri di parole: «Ho detto che è lucido perché sa benissimo che la situazione è molto dura. E non si fa illusioni. All’esterno si sente parlare di sconti di pena e cose simili ma lui sa che fino a ora non gli hanno dato neppure un’attenuante e dunque non si aspetta molto adesso. Non crede negli sconti. Pene così rigorose in passato non sono state date neppure per reati più gravi».
È l’ultimo sfogo di Mannino, che a caldo ha già parlato di pena sproporzionata. Fra lui e Cuffaro ieri c’è stato modo anche di sdrammatizzare: «Totò ha scherzato sulla cella» è l’unica cosa che si è lasciato scappare Mannino. Mentre nulla ha chiesto che avesse a che fare con la politica. Per il resto però l’atmosfera è rimasta molto buia. Con Mannino e Cuffaro c’erano anche il capo reparto dell’ala di Rebibbia in cui si trova l’ex governatore e la vice direttrice. «Abbiamo parlato a lungo della sua famiglia – ha raccontato Mannino – e mi ha raccomandato di stare vicino ai figli. Ma loro per fortuna hanno già capito che a loro volta devono essere forti per stare vicini al padre e aiutarlo in questo momento».















