Molti la ignorano, altri la strumentalizzano, alcuni provano a scrivere qualcosa ma si capisce che non sanno di cosa parlano, altri ancora articolano discussioni per celare le proprie responsabilità. In realtà esiste un vero e proprio “caso Sicilia” nell’autotrasporto, e quindi nell’intera economia siciliana, una delle estremità del gigante europeo che troppo spesso ha trascurato, nella mobilità delle merci, il fattore tempo e spazio a beneficio dei Paesi centrali dell’Unione.

C’è chi crede, come me, che una parte dell’economia siciliana, almeno quella ortofrutticola, debba essere sostenuta per le difficoltà oggettive, tecnicamente dimostrabili, per l’inefficienza di sistema e per la rigidità di alcune disposizioni normative anche nazionali.


Ci sono invece soggetti anzi, un’orchestra di soggetti, i quali regalandosi ogni tanto una giornata di sole in Sicilia, pur avendo ormai pochissimi amici, ribadiscono che non bisogna fare differenze a nessun livello e che le rigidità, ad esempio, del Codice della Strada, che peraltro non si vergognano a sottolineare che si tratta di una loro conquista, deve essere mantenuta a prescindere dai problemi che emergono con grande evidenza. Siamo alla “sindachite acuta”, cui appartiene quella categoria di persone che preferisce navigare sui problemi e confermare la propria esistenza, piuttosto che cercare soluzioni.

Qualcuno sostiene perfino che la Consulta dell’Autotrasporto in Sicilia sia superflua, provando a deviare l’importanza dell’unico strumento istituzionale a disposizione della categoria, semplicemente perché non ne hanno il controllo. E dal momento in cui, alcune importanti organizzazioni siciliane, hanno deciso di aderire al progetto nazionale di Trasportounito, qualcuno cerca di intorpidire le informazioni, con spinti francamente ridicoli e sicuramente inopportuni, per far sembrare sempre più confuso il quadro regionale della rappresentanza della categoria.

Chi non intende comprendere il problema della Sicilia e dei siciliani è meglio che si faccia da parte prima di creare ulteriori danni e ostacoli, al caldo di poltrone romane.

I problemi della Sicilia, oltre a sommarsi a quelli che non sono stati risolti con l’intesa Governo-Associazioni del 17 giugno 2010 (che ha prodotto la Legge 127/10 attualmente inapplicata o inapplicabile), sono conseguenti alla eccessiva distanza dai mercati di riferimento (almeno per i prodotti ortofrutticoli); all’armamento navale che occorre potenziare ed una ferrovia da riattivare; dalle necessarie modifiche strutturali e organizzative che è necessario provocare anche con appositi finanziamenti al migliore coordinamento delle fasi logistiche della filiera agroalimentare.

Maurizio Longo