I tre cadaveri sono stati casualmente individuati dagli uomini della Capitaneria di porto che si erano recati con una motovedetta nel luogo dell’incidente per recuperare i gusci delle zattere utilizzate ieri per i soccorsi dei 528 migranti.

Uno dei tre cadaveri è di un giovane maschio di circa 25 anni, mentre degli altri due ancora non si hanno notizie. I tre cadaveri sono stati casualmente individuati dagli uomini della Capitaneria di porto che si erano recati con una motovedetta nel luogo dell’incidente per recuperare i gusci delle zattere utilizzate ieri per i soccorsi dei 528 migranti.


Il luogo dove ieri miracolosamente gli extracomunitari sono stati salvati ha un nome indefinito. Lo chiamano Antennino Verde (per via del faro installato), Punta Spada o Cavallo Bianco e stamane questa scogliera di rocce aguzze porta ancora i segni della tragedia sfiorata: il barcone è ancora lì, inclinato sul fianco sinistro; tra gli scogli aguzzi sono disseminati oggetti di ogni tipo: resti di cibo, vestiario, tubetti di dentifricio, datteri, coperte.

Filippo, operaio del Comune, di buon mattino ha cominciato a fare pulizia, riempiendo sacchi con tutto quello che trova. Raccoglie anche un blister di pillole, lo osserva e dice: “ne è rimasta solo una”. Comincia con gli oggetti di piccola dimensione, “altrimenti i sacchi si riempiono subito. I giubbotti, i pantaloni sono ancora fradici, pesano”. A qualche decina di metri dal barcone si erge “La porta d’Europa”, scultura realizzata nel 2008 da Mimmo Paladino. È un monumento per ricordare i migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere il ricco Occidente. E ieri ha portato fortuna.

“È successo di tutto – racconta Filippo – e non si vedeva niente. Faceva buio e all’inizio c’erano solo torce a illuminare gli scogli, poi sono arrivate le fotoelettriche e a un certo punto ha fatto giorno, ma l’emergenza era finita”. Dal luogo dei tanti nomi, che si trova a destra rispetto all’imboccatura del porto, si vede a distanza un’altra barca. Sul lato opposto, anch’essa finita, una decina di giorni fa, contro gli scogli; un’imbarcazione ocra e blu che si è arenata, portata dalla marea dopo essere stata abbandonata dai migranti a Cala Croce. Anche quel luogo ha nomi indefiniti, “lo chiamano Punta Guitgia – dice Filippo – ma anche Antennino Rosso”.

Dopo il naufragio nessuno sbarco si è verificato nell’isola. Una barca con una trentina di emigrati, che sarebbe partita dalle coste tunisine, è stata intercettata a largo di Pantelleria dalla motovedetta “G 202 Salerno” della Guardia di Finanza, che l’ha “scortata” fino al porto dell’isola. Le condizioni meteo nel Canale di Sicilia danno vento da sudest con mare forza 4, ma le condizioni dovrebbero peggiorare già in serata.

È appena attraccato a Cala Pisana il traghetto “Excelsior” della Grandi navi veloci che porterà via i circa ottocento profughi ancora presenti nell’isola e ospitati nel centro d’accoglienza e nella ex base militare Loran. Le operazione d’imbarco, spiega il questore di Agrigento Girolamo di Fazio, inizieranno quando saranno terminate le operazioni di identificazione e foto segnalazione dei profughi, procedura che potrebbe durare per l’intera giornata. Con questo trasferimento, l’isola sarà quasi svuotata: resteranno soltanto i circa 80 tunisini presenti nel centro d’accoglienza, che saranno portati via nei prossimi giorni con un ponte aereo.

fonte lasicilia.it