Una furia omicida di inaudita violenza avrebbe animato l’assassino che venerdì mattina ha sterminato la famiglia Militano (padre, madre e figlio di 13 anni), in contrada Desusino, nel territorio di Butera (Caltanissetta).

Dalle indiscrezioni filtrate, la prima ispezione cadaverica precedente l’autopsia, effettuata in serata nell’obitorio di Gela, pare che Filippo Militano, l’agricoltore licatese ucciso per ultimo nella sequenza della strage, sia stato raggiunto da ben 14 colpi di pistola calibro 7,65. Il cadavere era crivellato di proiettili.


Altri 11 sarebbero stati sparati contro la donna e il suo figliolo, in varie parti del corpo: cinque colpi per il ragazzo, Salvatore, che era andato ad aprire il cancello al suo carnefice, sei per la madre, Giuseppa Carlino. Tre colpi sono andati a vuoto.

Tecnicamente, un armiere spiega che l’assassino potrebbe avere usato caricatori bifilari da 14 colpi ciascuno e un eventuale quindicesimo colpo in canna. Una potenza di fuoco devastante che non ha lasciato scampo alla vittima designata, raggiunta dal killer nei campi mentre arava e nonostante un vano tentativo di fuga.

Intanto proseguono le ricerche dell’agricoltore quarantenne, proprietario di uno dei terreni confinanti con il podere di Filippo Militano. Testimoni oculari lo avrebbero visto allontanarsi dalla zona della strage, subito dopo il massacro, a bordo di una Fiat Punto di colore scuro. Di lui non si hanno più notizie da tre giorni. Pare che in passato, abbia sofferto di disturbi mentali.

Smentite, dai carabinieri, le voci secondo cui tra l’uomo ricercato e le vittime ci fossero rapporti di parentela. Gli investigatori continuano a sospettare che contrasti di interessi sulla proprietà contesa dei confini di quei fondi di contrada Desusino potrebbero avere armato la mano del killer.

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