Alcune osservazioni in merito alla puntata della trasmissione “Amore Criminale” andata in onda sabato 12 novembre alle ore 23:55 su Rai tre e relativa alla tragica vicenda che ha visto quale protagonisti la sig.ras Paduraru Costanta e l’ex marito Onolfo Calogero.

Il presente intervento viene fatto nella mia qualità di difensore del sig. Onolfo e nell’esclusivo interesse dello stesso.


Ciò che mi spinge è la riflessione che, per come prospettatomi, la trasmissione avrebbe il vanto, nell’approcciarsi alle storie che racconta, di realizzare una ricostruzione dei fatti quanto più possibile vicina alla realtà.

Ma ciò di cui mi dolgo è il fatto che la trasmissione non ha dato conto di informazioni e circostanze, che pure da questa difesa erano state fornite; particolari, magari di poco conto, che avrebbero permesso di rendere l’Onolfo quantomeno “umano”, che avrebbero permesso di comprendere che egli è in realtà una vittima di se stesso, delle sue fragilità e debolezze.

Gli stessi particolari che, inoltre, avrebbero permesso di comprendere quanto invece la sig. Paduraru fosse una donna forte, caparbia, capace di affrancarsi dalle riferite angherie del marito, capace di disprezzarlo e di farlo sentire poco più di una nullità, in grado di inserirsi perfettamente in una città nuova, con tradizioni diverse dalle sue, di diventare indipendente.

Caparbietà e forza che lo sottomettevano psicologicamente e l’Onolfo, a causa della sua inadeguatezza, della sua incapacità di tenerle testa, non ha trovato altro modo per reagire se non il tragico gesto che oggi ci porta a scandagliare il loro rapporto e le loro vite.

Con ciò non si vuole certo giustificare il gesto atroce commesso, che anzi va condannato.

Vero è che il programma è dichiaratamente da parte della vittima, ma questo non giustifica l’omissione di alcune informazioni, l’inesattezza e la lacunosità di altre, nonché la mancanza per alcune di tali narrazioni di alcun fondamento processuale, o quantomeno, reale.

Infatti, in merito all’episodio narrato e relativo ad una presunta minaccia con un coltello nel bel mezzo della città di Canicattì, non nascondo che tale episodio ha lasciato perplesso anche il sottoscritto, ignaro di tale circostanza, mai emersa nel processo – neppure mai raccontato dai figli della vittima -, né mai denunciato dalla Paduraru.

Priva di fondamento è altresì la circostanza che il sig. Onolfo, il giorno del delitto, fosse andato in cerca della Paduraru in quanto era venuto a conoscenza del fatto che il giudice aveva ritenuto “ammissibile” la richiesta avanzata nel processo civile dalla stessa incardinato al fine di ottenere una declaratoria di nullità dell’atto di cessione della propria abitazione in cambio di servizi a favore dei figli. Tale causa, infatti, si trovava ancora nella fase iniziale, e il giudice non si era ancora pronunciato sulla “ammissibilità” né sulla fondatezza della domanda.

Non sono inoltre stati riportati i particolari immediatamente precedenti il momento del delitto relativi all’incontro tra i protagonisti di questa tragica vicenda, particolari che avrebbero dato conto in modo forse meno toccante, ma sicuramente più veritiero, del reale svolgersi dei fatti.

Il fine perseguito dalla trasmissione di spostare l’attenzione sulle vittime, parti a volte secondarie nel processo, è sicuramente nobile e da me certamente condiviso, ma ciò non può essere fatto attraverso una errata informazione.

Tutto ciò viene riferito non solo per rispetto della verità, ma anche, come detto, per evitare che le lacunosità ed inesattezze delle informazioni date dalla trasmissione, possano impedire di avere una obiettiva prospettazione della vicenda.