Il 28 giugno 1946 veniva ucciso dalla mafia il Sindaco di Naro ( AG), Pino Camilleri.
Esponente del partito socialista, Pino Camilleri (all’anagrafe Giuseppe Camilleri) nacque a Naro il 20 giugno 1918.
Proveniva da una famiglia di estrazione contadina e, da studente universitario prossimo alla laurea in giurisprudenza, aderì al movimento socialista e alle organizzazioni sindacali impegnate nella difesa dei braccianti agricoli.
Giovane universitario, ormai prossimo alla laurea in giurisprudenza, aveva abbracciato la causa di quel movimento sindacale e politico che a Naro aveva mosso i primi passi con i movimenti dei fasci siciliani e le numerose cooperative e casse rurali.
Anche a Naro, nel periodo immediatamente successivo alla fine del secondo conflitto mondiale, furono frequenti le contese tra gabellotti e contadini.
Spesso tali scontri coinvolgevano interi nuclei familiari, innescando inevitabilmente assurde faide che potevano durare anche decenni.
Molti innocenti divennero bersaglio di vendette trasversali.
E’ in questo contesto che bisogna inserire la breve e tragica storia di Pino Camilleri.
Era sorta una rete di solidarismo sociale che improvvisamente si eclissò negli anni del fascismo, per riapparire con la ripresa della vita democratica.
Pino Camilleri si distinse per la salda preparazione e per le sue coraggiose battaglie. Il suo partito lo portò a conquistare la poltrona di sindaco nelle prime elezioni amministrative del dopoguerra. Il 25 agosto del 1945 su richiesta del Comitato di liberazione di Naro ebbe trasformato l’incarico di sindaco in quello di commissario prefettizio.
Era divenuto cioè un vero “Capo popolo” e molto probabilmente sarebbe stato candidato alle elezioni politiche per l’Assemblea Costituente.
In questo frangente però accadde anche che suo fratello Calogero aveva ottenuto in affitto un feudo a Naro.
Alla sua porta bussarono alcuni braccianti, mandati direttamente da una famiglia mafiosa, con l’intento di essere assunti nel feudo. Calogero Camilleri respinse quelle imposizioni e le minacce che ne erano seguite.
Entrò, inevitabilmente, in contrasto con la mafia locale ed anche il sindaco divenne un bersaglio.
Il 28 giugno 1946 Pino Camilleri venne trovato assassinato con alcuni colpi di lupara.
Gli tesero un agguato mentre si recava a cavallo da Riesi al feudo di Deliella (che era oggetto di un’aspra contesa tra contadini e gabellotti). Le indagini seguirono sia la pista della vendetta trasversale, che quella del delitto politico. In entrambi i casi comunque era certo che i mandanti fossero stati i capi mafia delle cosche locali.
La ricostruzione storica prevalente attribuisce l’omicidio alla mafia agraria del tempo, ritenendo che i mandanti fossero esponenti delle cosche locali, ma né i mandanti né gli esecutori furono mai identificati e condannati. Il caso rimase irrisolto e fu archiviato.

Mimmo Riccio


Tratto dal libro Senza Storia di Alfonso Bugea e Elio Di Bella