Anche il fratello di soggetto arrestato per reati mafiosi può gestire una sala giochi.Il tar condanna il ministero dell’Interno. L.V. di 52 anni aveva chiesto ed ottenuto il rilascio di una licenza per l’apertura di una sala giochi ma gli organi periferici del ministero dell’interno in un secondo momento avevano revocato tale licenza perché il fratello del titolare era stato tratto in arresto per partecipazione ad associazione mafiosa. Il titolare della licenza aveva proposto allora un ricorso davanti al tar Sicilia, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, chiedendo l’annullamento, previa sospensione, del provvedimento di revoca. Già in sede cautelare il tar Sicilia aveva accolto la richiesta di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, sulla base del principio secondo cui la circostanza dell’arresto del fratello del ricorrente per reati mafiosi non fosse sufficiente a determinare il venir meno del requisito della buona condotta in capo al ricorrente medesimo. Si è costituita in giudizio l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo nell’interesse del Ministero dell’Interno per chiedere il rigetto del ricorso. A seguito di pubblica udienza, uditi i difensori delle parti il tar sicilia, palermo sez. 1 Presidente f.f. Nicola Maisano ,relatore la dr.ssa Aurora Lento, ritenendo fondate le censure inerenti il difetto di motivazione formulate dagli avvocati Rubino e Valenza ha accolto nel merito il ricorso, annullando il provvedimento impugnato, e condannando il Ministero dell’Interno al pagamento delle spese giudiziali, liquidate in euro duemila. Pertanto, per effetto della pronunzia del tar la sala giochi potrà essere gestita dal ricorrente.