Sono arrivate nel porto di Palermo le due navi della legalità provenienti da Civitavecchia e da Napoli con a bordo migliaia di studenti di tutta Italia per ricordare Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Ad accoglierli, centinaia di ragazzi. In aria sono state lanciate decine di palloncini tricolori. Ad aprire il corteo una barca a vela interamente realizzata dall’istituto Nautico di Palermo e dedicata a Francesca Morvillo. Sulle navi le gigantografie dei due giudici.

“C’e stato un periodo fosco e c’e ancora molto da fare – ha detto Leonardo Guarnotta, presidente del tribunale di Palermo – ma forse siamo alla fine del tunnel grazie anche all’impegno dei magistrati di Caltanissetta che indagano sulle stragi”. “Questi ragazzi qui oggi che nel 1992 non erano ancora nati ci ricordano che bisogna avere la dignità di essere cittadini e non sudditi”.


Tanti gli striscioni preparati dagli studenti, su uno si legge: ‘Benvenuti a casa nostra’. E tanti cori fra i quali spicca: “Palermo è nostra e non di Cosa Nostra”. “Siamo tornati per non dimenticare” recita il cartello che all’uscita del portellone della nave era sostenuto tra gli altri dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo e dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

C’è chi ha trovato riparo sotto i gazebo allestiti a Piazza Magione, chi nel vicino istituto Ferrara, ma di certo la pioggia non ha fermato le attività organizzate nel villaggio della Legalità, dove centinaia di studenti sono arrivati a bordo di pullman e mezzi dell’esercito, della forestale e della guardia di finanza per partecipare a spettacoli, laboratori teatrali e letture di poesie.

Per ricordare il sacrificio del magistrato Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro davanti all’ingresso dell’istituto è stato affisso uno striscione, realizzato dagli alunni della scuola con scritto “Continuare a lottare, senza mai dimenticare”; sullo sfondo le immagini dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino circondati da un esercito di giovani.

Anche i ragazzi dell’Istituto Alberghiero Ipsseda Piazza di Palermo, hanno dato il loro contributo  alla manifestazione, occupandosi del pranzo, con un menù a base di pietanze tipiche della tradizione culinaria siciliana. “Abbiamo distribuito 3.500 pasti – dice il preside Rosolino Aricò -, i ragazzi hanno cucinato per 3 giorni”.

Nel suo intervento nell’aula bunker dell’Ucciardone, Maria Falcone si è rivolta soprattutto ai ragazzi di Brindisi giunti a Palermo con una delle navi della legalità: “Non dobbiamo permettere alla violenza di uccidere i vostri e i nostri sogni”. Nelle date da ricordare, ha sottolineato la sorella del magistrato, bisogna aggiungere quella del 19 maggio, il giorno dell’attentato in cui è morta Melissa Bassi. “Oggi non posso che piangere – ha detto – con i familiari delle vittime. Nessuna parola può lenire il loro immenso dolore”.

Ricordando la reazione d’orgoglio di Palermo dopo l’attentato di Capaci, Maria Falcone ha lanciato un appello: “Dobbiamo essere uniti per fare capire ai vili assassini che le istituzioni sono più forti. In questi momenti non si possono dare segni di debolezza. Bisogna mettere da parte gli egoismi e identificare i colpevoli per ricostruire la civile convivenza stravolta dalla violenza”. Alla fine del suo intervento Maria Falcone ha poi ringraziato il ministro Francesco Profumo, che ha voluto coinvolgere i ragazzi in questa giornata della memoria, e il premier Mario Monti venuto a Palermo.

Dopo la cerimonia di benvenuto i ragazzi si sono divisi: mille si sono recati verso l’Aula Bunker del carcere Ucciardone di Palermo per assistere al momento istituzionale della manifestazione, mentre gli altri hanno raggiunto luoghi simbolo della città (Piazza Magione, Parco Ninni Cassarà). I due cordoni si sono riuniti sotto l’Albero Falcone in via Notarbartolo per celebrare insieme il momento solenne del Silenzio suonato dal trombettiere della Polizia di Stato all’orario della strage (17.58).

“Quello di oggi è un anniversario speciale perché dopo venti anni possiamo riflettere sulla lotta alla mafia con più serenità. Ma la barbara aggressione alla scuola di Brindisi e tutto ciò che sta accadendo in Italia rendono prezioso il richiamo all’insegnamento e all’esempio dei due magistrati uccisi”. C’è anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla commemorazione di Palermo per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a vent’anni dalla strage di Capaci.

Il capo dello Stato interviene nell’aula bunker del carcere Ucciardone per la premiazione degli istituti scolastici che hanno lavorato per tenere vivo il ricordo dei magistrati. “Non escludo un ritorno allo stragismo. Ma una cosa è certa: questi nemici del consorzio civile e di ogni regola di semplice umanità, avranno la risposta che si meritano”.

“La mafia e la criminalità, che tante vittime hanno mietuto tra le forze dell’ordine e nella società civile, rimangono ancora oggi un problema grave per la democrazia italiana – dice il presidente -. Dobbiamo noi tutti proseguire sulla strada segnata da Falcone e Borsellino perché se quelle stragi segnarono il culmine dell’attacco frontale allo Stato e se gli attentati del ’93 e il loro torbido sfondo si esaurirono in se stessi, la mafia e la criminalità organizzata hanno saputo riciclarsi”.

Napolitano manifesta preoccupazione “per la persistente gravità della pressione e della minaccia mafiosa, non la sottovalutiamo, ma ci sentiamo ben più forti che in quei tragici momenti del 1992. Siamo ben più forti che in quei tragici momenti del ’92 per la crescente mobilitazione di coscienze e di energie che si è venuta realizzando nel nome di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”.

Secondo il capo dello Stato “la ‘ndrangheta ha ottenuto posizioni di potere nel tessuto economico e sociale grazie alla compenetrazione tra criminalità e attività economica. E’ un nodo soffocante per ogni azione di sviluppo nel Mezzogiorno in un contesto di disoccupazione disperata. E’ un circolo vizioso che rischia di strozzare il Sud, proprio quando l’Italia ha bisogno di queste regioni per sostenere lo sviluppo nazionale. La lotta alla mafia è dunque ancora oggi una priorità, lo avevano ben chiaro Falcone e Borsellino”.

Napolitano cita Falcone: “Non si possono eludere problemi di riflessione interni alla magistratura ‘addossando al potere politico tutte le responsabilità della crisi della giustizia’ e soprattutto la magistratura deve rimanere distante dalle posizioni di partito”. Il capo dello Stato richiama la magistratura all’esempio fondato “anzitutto sulla fedeltà alla Costituzione, come robusta e responsabile capacità di porsi al servizio del cittadino, al di fuori di una irreale pretesa di onniscienza”. Per il presidente, infatti, “l’autonomia e l’indipendenza che a Falcone erano care, si esprimevano nella sua libertà di giudizio e nel rispetto per le istituzioni, in una inequivoca distanza da posizioni di partito”.

Napolitano chiede subito la verità sulla morte di Melissa: “Un sollecito e serio approfondimento delle indagini di Brindisi ci daranno una risposta concreta. Se la criminalità ha osato di stroncare la vita di Melissa e lo ha fatto in quella scuola dal valore fortemente simbolico perché porta il nome di Francesca Morvillo Falcone, la pagherà. Se hanno pensato di sfidare questa stessa commemorazione, stanno già avendo la vibrante prova di aver miseramente fallito”.

Il ricordo e l’esempio dei due gudici trucidati dalla mafia è ancora vivo. “Borsellino fu limpido e leale sempre nell’amicizia con Falcone, fino ad affrontare il calvario di quei 57 giorni che lo hanno separato dalla sua morte. Falcone e Borsellino, ci hanno lasciato un insegnamento ineguagliabile, quello del rispetto per lo Stato e il lavoro di quel pool hanno lasciato al Paese tante innovazioni sul piano legislativo, ordinamentale, sul piano della proiezione internazionale”.

Napolitano ricorda quando nel 1997 a Washinghton visitò la sede dell’Fbi nel nome di Falcone. “Altamente innovativo fu per Falcone il concetto di professionalità del magistrato, inteso nella fedeltà alla costituzione e distante da posizioni di partito. Quei giudici, infatti, continuarono a vivere come forzati senza rimpiagere nulla, un’altra lezione che resta per chi voglia ispirasi a Falcone e Borsellino. Il risultato maggiore raggiunto dal maxi processo è stato quello di togliere alla mafia quell’aurea di impunibilità. Falcone analizzò le storiche debolezze dello Stato nella lotta alla criminalità”.

Infine l’appello accorato ai giovani e alla politica: “L’attacco criminale delle stragi del ’92 coincise allora con la crisi della politica e del Paese, ma si riusci a varare la legge elettorale del ’93 e a gettare le basi di una una nuova riforma democratica – ricorda Napolitano -. Una nuova riforma elettorale è diventata oggi indispensabile per ridare slancio al sistema politica e istituzionale”. E alla platea di studenti dell’aula bunker che il Capo dello Stato si rivolge: “Scendete in campo al più presto per rinnovare la politica nel segno della trasparenza, l’Italia ve ne sarà grata”.

In conclusione Napolitano ha detto: “Sono convinto che gli italiani non cedano al terrore e alle intimidazioni; basta vedere la risposta della città di Brindisi. La paura, lo abbiamo sentito dalle parole di Falcone e Borsellino, chi non la ha è stupido perchè è stupido non aver paura: l’importante è fronteggiarla. Sono convinto che l’Italia e gli italiani non cederanno al terrore ed alle intimidazioni. C’è una grande capacità ed una grande volontà di resistenza, nonchè una capacità di offensiva per cambiare la società. E l’esempio di Falcone e Borsellino è di grande ispirazione”.