Sono pesanti le ricadute in Sicilia del rallentamento della ripresa economica, con risultati negativi nei principali settori che aumentano ancora il divario rispetto al resto del Paese, soprattutto sul fronte dell’occupazione. E’ quanto emerge dalla relazione annuale sull’economia siciliana della Banca d’Italia presentata nella sede di Palermo.

“Il 2011 è stato un anno a due facce – ha detto Giuseppe Arrica, direttore della filiale regionale – nel primo semestre si è registrata una parziale ripresa, mentre nella seconda parte dell’anno, a causa della crisi del debito a livello europeo, si sono creati problemi a livello nazionale che hanno avuto pesanti ripercussioni anche sulla Sicilia. Nel settore manifatturiero gli investimenti sono diminuiti in misura significativa, ed è scesa la percentuale di aziende che hanno chiuso l’esercizio in utile. Le esportazioni, che nella prima parte dell’anno avevano registrato un’ulteriore crescita dopo la sensibile ripresa dell’anno precedente, hanno mostrato un forte peggioramento nei mesi autunnali”.


L’occupazione nell’Isola è diminuita per il quinto anno consecutivo. Il tasso di disoccupazione si è mantenuto tra i più elevati tra le regioni italiane ed è aumentato ulteriormente il ricorso alla Cassa integrazione guadagni. In Italia il tasso di disoccupazione del primo trimestre del 2011 è stato del 10,9%, mentre nel Mezzogiorno è stato del 17,7.

Tra i giovani, più di un quinto degli occupati in possesso di un titolo di laurea svolge un lavoro che richiede competenze inferiori e un terzo svolge lavori che non riflettono l’ambito tematico del titolo di studi acquisito. Nel primo trimestre del 2011, inoltre, il tasso di disoccupazione nella regione è passato dal 15% al 19,5% dei primi mesi del 2012. Nel dettaglio, secondo gli ultimi dati Istat, in Sicilia il calo dell’occupazione è arrivato al 2,9%, facendo scendere il numero di occupati di 41 mila unità rispetto allo stesso trimestre del 2011.

Per la prima volta il numero di lavoratori nell’Isola è inferiore al milione e 400 mila. “Il calo ha interessato tutti i settori, escludendo l’agricoltura – ha detto il direttore di Palermo, Giuseppe Arrica – un comparto che però spesso assorbe i lavoratori con caratteristiche di precariato”.

A essere maggiormente penalizzati gli occupati nel settore delle costruzioni (-7,1%), e quelli del comparto del commercio, alberghi e ristoranti (-6,4%). I cittadini in cerca di occupazione si sono ridotti del 3 per cento e il calo ha riguardato sia quelle persone con precedenti esperienze lavorative sia quelle in cerca di prima occupazione. Il tasso di attività è sceso per il sesto anno consecutivo, raggiungendo il 49,5%.

La riduzione delle persone in cerca di occupazione, in presenza di una diminuzione del numero di occupati, è da ricollegare all’effetto scoraggiamento. Nel complesso, è la Campania la regione che, tra tutte, ha il tasso di disoccupati più alto, seguita però a ruota dalla Sicilia. Nel 2011 gli investimenti delle imprese siciliane sono calati dell’8,4 per cento (a fronte del 2,4 per cento nel 2010), mentre l’occupazione è diminuita dell’1,4%.

La percentuale delle imprese che hanno chiuso l’esercizio in utile si è ridotta, rispetto al 2010, di circa 9 punti percentuali, al 52 per cento. Per quanto riguarda gli scambi con l’estero, nel 2011 le esportazioni siciliane sono aumentate del 15,5 per cento dopo la forte ripresa del 2010. L’andamento riflette una tendenza positiva registrata nel primo semestre dell’anno, a cui è seguita, invece, una variazione negativa nell’ultimo semestre.

Ma al netto dei prodotti petroliferi raffinati, che incidono per oltre il 70 per cento sul totale, le esportazioni siciliane sono diminuite dell’1,4 per cento, a fronte di un incremento sia a livello nazionale (11,3%), sia nel Mezzogiorno (9%). Secondo la relazione della Banca d’Italia, in Sicilia diminuiscono anche i consumi delle famiglie: dal 2007 al 2010 la spesa media mensile si è ridotta di circa il 9%, raggiungendo il valore minimo dal 2002.

Tale contrazione, superiore a quella registrata nella media italiana (-4%), ha portato a un ampliamento del divario tra la Sicilia e il resto del Paese. A partire dal 2008 tutte le principali voci di spesa hanno registrato una contrazione. Il calo è stato particolarmente intenso per i trasporti, l’abbigliamento, i ristoranti e gli alberghi.

Unici segnali positivi quelli che provengono dal turismo, settore nel quale si è registrata una ripresa dei pernottamenti degli stranieri con un aumento della spesa ad essi associata, dopo tre anni di calo. Nel 2011, in base ai dati dell’osservatorio turistico della Regione Sicilia, gli arrivi dei turisti in Sicilia sono aumentati del 5,1% dopo la sostanziale stabilità dell’anno precedente.

I pernottamenti, che nel 2010 erano cresciuti del 2,1 per cento, sono aumentati nel 3,9 per cento. Prevalentemente si tratta di flussi provenienti dall’estero che incidono per circa il 40 per cento sul totale, a fronte di un calo dell’1,9% degli italiani. In aumento anche le presenze nelle strutture alberghiere (4,8%).

Il peggioramento della congiuntura si è riflesso anche nella debolezza della domanda di credito, in concomitanza con un inasprimento delle condizioni di offerta da parte degli intermediari bancari. Ne è derivato un rallentamento dei finanziamenti bancari all’economia regionale che si è manifestato a partire dalla seconda parte del 2011, decelerando sia i prestiti alle famiglie, sia quelli destinati ai settori produttivi.

Il tasso di interesse sui prestiti a breve termine è salito nel corso dell’anno di 1,4 punti percentuali, attestandosi a dicembre al 7,4%. Peggiorano anche le condizioni sui nuovi finanziamenti a medio e a lungo termine. Il tasso medio sulle erogazioni dell’ultimo trimestre 2011 è stato pari al 4,9%, superiore di 1,4 punti a quello praticato nello stesso periodo dell’anno precedente.

Nel primo trimestre 2012 i tassi di interesse sui prestiti sono ulteriormente aumentati. Ristagna il credito al consumo delle famiglie. Nel clima di incertezza economica sono lievemente diminuiti i depositi bancari, in particolare quelli detenuti dalle imprese nella forma tecnica dei conti correnti.

Le esigenze di contenimento dei costi e la difficile congiuntura economica hanno frenato anche la diffusione degli sportelli bancari sulla rete territoriale, stimolando piuttosto canali alternativi di interazione con la clientela, come i punti operativi automatizzati e i servizi di ‘home’ e ‘corporate banking’.

Non va meglio nel credito alle imprese, settore nel quale anche i mutui (che rappresentano i tre quarti dei finanziamenti totali alle aziende) hanno rallentato. Secondo l’indagine della Banca d’Italia nel 2011 solo la metà delle imprese che hanno richiesto nuovi finanziamenti ha ottenuto l’intero importo, rispetto ai due terzi nel 2010. La debolezza della dinamica del credito ha riguardato in particolare il comparto delle costruzioni, riflettendo un ulteriore peggioramento congiunturale soprattutto nell’edilizia residenziale. A dicembre i finanziamenti alle imprese edili si sono ridotti del 3,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.