Chi crede ancora che l’ex governatore siciliano, Raffaele Lombardo, non sarà più presente in Assemblea regionale perché non si è ricandidato, riceverà una grossa delusione. Non ci sarà fisicamente, ma la sua “longa manus”  farà ancora da mazziere subito dopo le elezioni, scegliendo magari le carte vincenti da distribuire agli uomini del “Partito dei siciliani” – nuova formula del MpA mandato in soffitta, compreso il figliolo Toti che scende in campo anche lui “per un posto al sole”. Come volevasi dimostrare, se mai ce ne fosse stato bisogno, le “nobiliari” nomenclature nostrane non si smentiscono mai. Fa ancora testo, dunque, il colloquio Tancredi-Principe di Salina, del Gattopardo di Tomasi da Lampedusa.
Queste le prospettive del dopo voto siciliano, secondo i sondaggi: la frantumazione dei partiti di destra e di sinistra, potrebbe portare la Sicilia all’elezione di un Presidente senza maggioranza, anche se il premio al presidente vincente prevede otto seggi per arrivare ai 46 necessari per avere un minimo controllo dell’Ars. Considerato che c’è un testa a testa Crocetta-Musumeci e Miccichè dato al terzo posto, ecco che i lombardiani alleati di Grande Sud diventano ancora protagonisti. Nel senso che possono decidere di allearsi con il primo arrivato e quindi rientrare assieme agli uomini di Miccichè ai posti di comando, così pure decidere di fare parte della nuova “cosa” centrista a cui lavora Casini, anche con il beneplacito di Fini. Come nel gioco delle tre carte, quindi, vince sempre il mazziere.
Nel frattempo continuano ad arrivare i bollettini di guerra che descrivono una Sicilia sull’orlo della desertificazione sociale e industriale, con una paurosa crisi di liquidità senza precedenti causata da sperperi e costi dei mantenuti della politica (oltre 5 miliardi di deficit – 90 deputati e 25.000 dipendenti diretti). Causata, cioè, da coloro i quali ritornano sempre e comunque, spesso “vestiti di nuovo” o mimetizzati in altre forme e colori. Da qui la necessità di un voto che ribalti ogni previsione e sondaggio. Di un voto che dia una risposta forte e dirompente…Uno sfratto, praticamente!

Salvatore Ferrara