Una storia di coraggio e di lotta instancabile contro la mafia ed il suo sistema. E’ “maledetta mafia” il libro di Piera Aiello, la prima testimone di giustizia, che ieri è arrivata ad Agrigento assieme al giornalista Umberto Lucentini per presentarlo. La giornata è iniziata al liceo “Leonardo” dove Piera Aiello ha voluto incontrare i ragazzi: ” sono loro ad arricchirmi- ha detto-.Le nuove generazioni hanno un’importanza fondamentale nella lotta alla mafia”. Davanti ai giovani del Leonardo ha anche lanciato un forte messaggio: “la mafia non è soltanto quella che uccide ma anche l’indifferenza dela gente”. Il pomeriggio Aiello e Lucentini, insieme al documentarista di mafia agrigentino, Mario Musotto, ha presentato il libero all’ex collegio dei Filippini. Anche qui , Piera, ha raccontato la sua storia riuscendo ad emozionare i presenti. Lucentini, invece, ha spiegato il perchè di questo libro insieme alla Vedova di Nicola Atria, figlio del boss di Partanna don Vito, ucciso dalla mafia. Immediatamente dopo l’uccisione del marito, avvenuta in una pizzeria di Montevago, tra l’altro davanti ai propri occhi, Piera Aiello decide di incontrare l’uomo che le cambierà la vita per sempre, il giudice Paolo Borsellino. Da quel giorno Piera Aiello è diventata la prima testimone di giustizia, una scelta che l’ha costretta a cambiare identità e a vivere in una località segreta e sotto protezione. Una vita spesa a combattere la mafia, con grande coraggio e determinazione. Dopo oltre vent’anni, in cui non ha mai smesso di incontrare i giovani delle scuole e raccontare la sua storia e quella di sua cognata Rita Atria, morta suicida qualche giorno dopo l’attentato di via D’Amelio dove venne ucciso Paolo Borsellino, ha deciso di scrivere il libro “Maledetta Mafia”, appunto, assieme al giornalista Umberto Lucentini.