Acquisizione di atti, in questi giorni al comune di Canicattì, da parte degli uomini della polizia giudiziaria in servizio alla Procura della Repubblica di Agrigento. Si tratta di pratiche relative alle richieste di risarcimenti avanzate da numerosi cittadini rimasti vittime di presunti incidenti avvenuti a causa del manto stradale sconnesso e per i quali nei mesi scorsi la Procura del capoluogo ha aperto una inchiesta.

Ricchi indennizzi corrisposti dall’Amministrazione comunale, a seguito di richiesta amministrativa ed in sede legale, a pedoni che avrebbero attestato in maniera fraudolenta e falsa di aver subito infortuni a causa del manto stradale sconnesso, di tombini in precarie condizioni o di altri ostacoli sulla strada che non sarebbero stati segnalati in maniera adeguata o comunque sufficiente ad evitare danni a cose e persone. Da qualche tempo l’Amministrazione ha deciso di costituirsi in giudizio o in alternativa a concordare i risarcimenti per far fronte alle centinaia di richieste di migliaia di euro per danni fisici riportati dai cittadini: distorsioni, lesioni e menomazioni permanenti ed ancora anche per danni biologici seguiti ai sinistri. La situazione, che sarebbe ben al di là di ogni dato fisiologico, non era sfuggita al sindaco Vincenzo Corbo e ai suoi più stretti collaboratori che in più di una occasione avrebbero accertato le buone condizioni fisiche di soggetti che avevano citato in giudizio il Comune.


Sulla scorta di questa verifica, facilmente di dominio pubblico, il sindaco qualche tempo addietro ha dovuto tutelare gli interessi dell’amministrazione comunale formalizzando una denuncia-querela all’autorità giudiziaria presentando un esposto al commissariato di pubblica sicurezza della città. Ed è proprio da lì che la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo dove vengono ipotizzati alcuni reati tra i quali la truffa.

Nella denuncia Corbo aveva, infatti, indicato con dovizia di particolari l’iter per ottenere il risarcimento danni e soprattutto le attestazioni mediche, cliniche e specialistiche presentate da colui il quale avrebbe dichiarato di essersi infortunato. Alcune di queste attestazioni medico legali sarebbero di liberi professionisti mentre altre invece sarebbero pubbliche. Ancora una volta i sospetti porterebbero ad alcuni servizi e reparti, tra cui pronto soccorso e radiologia, dell’ospedale civile Barone Lombardo di Canicattì già al centro in passato dell’attenzione degli uomini della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Agrigento che sta svolgendo anche indagine su una presunta truffa milionaria alle compagnie assicurative cittadine.