Giornata intensa, lunghissima. Catania, dopo 14 anni, ha ricevuto nuovamente la visita ufficiale del capo dello Stato. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha cominciato la sua lunga agenda di appuntamento dal Municipio. Ad accoglierlo il sindaco Enzo Bianco. In piazza Duomo ad attenderlo c’erano oltre 500 bambini che hanno lungamente applaudito l’arrivo del Capo dello Stato scandendo lo slogan ‘Giorgio, Giorgio’.

Napolitano è giunto a Palazzo degli Elefanti intorno alle 9.45, ha percorso a piedi la corte del Municipio ed è salito in ascensore accedendo da un ingresso di servizio nella stanza del sindaco, dov’è stato ricevuto da Bianco, che per l’occasione gli ha donato un vassoio in stile spagnolo di porcellana bianca e manici con una stampa simbolica che rappresenta Catania.


Il capo dello Stato ha quindi fatto il suo ingresso nella sala Bellini alle 10 e si è accomodato in prima fila accanto al presidente della Regione Rosario Crocetta, che è arrivato quasi in concomitanza del presidente della Repubblica. Tra gli ospiti, seduti nelle prime file tutti gli assessori regionali, le autorità cittadine e rappresentanti del mondo delle imprese. La giunta comunale al completo ha preso posto in quinta fila.

Il primo a prendere la parola è stato il sindaco Enzo Bianco: “Oggi la sua presenza è insieme sprone e incoraggiamento per tutti noi in un momento delicato. Molto di più di quanto non si possa credere. La città ha bisogno di ritrovare orgoglio e dignità, rispetto e attenzione pur nella piena consapevolezza che il nostro futuro dipende anzitutto da noi”.

“Questa città e gran parte di essa è convinta che la strada della ripresa passa innanzitutto dalla porta della legalità. Oggi lo Stato ha schierato a Catania una squadra compatta e determinata, la magistratura e le forze di polizia negli ultimi due mesi hanno registrato risultati eccezionali nella lotta alla criminalità organizzata”. Bianco ha sottolineato inoltre come con le ultime operazioni delle forze dell’ordine “interi quartieri sono stati liberati da presenze arroganti e da attività criminali insopportabili”. “È una battaglia dura – ha aggiunto – ma insieme la vinceremo con il lavoro appassionato della mia giunta, con le scelte coraggiose del consiglio comunale e il contributo di maggioranza e opposizione riusciremo a dare segnali chiari in questo senso”.

“Per il rilancio della nostra città – ha concluso il sindaco – noi puntiamo ad una più razionale governance del territorio. Questa città metropolitana è il perno naturale di un distretto, quello del Sud est della Sicilia, che è potenzialmente la locomotiva dello sviluppo dell’Isola. Quest’area comprende le tre province di Ragusa, Siracusa e Catania. Per noi far partire la città metropolitana non con un approccio di annessione ma di collaborazione con i comuni che la compongono significa affrontare in modo serio i nodi della pianificazione urbanistica con una visione unitaria”.

Subito dopo è stata firmata la convenzione per la nascita del Distretto Sud Est Sicilia. All’incontro, oltre al sindaco, hanno preso parte il vice presidente nazionale di Confindustria Ivan Lo Bello, il manager internazionale Pasquale Pistorio e il presidente dell’Anas Pietro Ciucci. Presenti anche i rappresentanti dei nove enti fondatori: i Comuni capoluogo, i sindaci di Siracusa Giancarlo Garozzo e di Ragusa Federico Piccitto, le tre Province e le Camere di Commercio delle tre città.

Uscendo da Palazzo degli Elefanti, accompagnato dal sindaco, il capo dello Stato ha concesso qualche battuta ai giornalisti: “L’importante è che non si chieda solo attenzione alle istituzioni nazionali ma si dimostri capacità di iniziativa come accaduto qui con la nascita del distretto industriale Sud-est. È una prova di capacità di innovazione senza la quale non c’è politica nazionale che possa risolvere i problemi del Mezzogiorno. Ho trovato una città vivace, che si muove e ha voglia di reagire”.

Napolitano ha percorso a piedi il breve tragitto dal Comune alla cattedrale per l’omaggio a Sant’Agata e ha vissuto un piccolo bagno di folla stringendo numerose mani e salutando diverse centinaia di studenti che lo hanno applaudito scandendo il suo nome da dietro le transenne. Prima di entrare nella cattedrale, una signora ha avvicinato il presidente consegnandogli un fiore: “È una calla bianca – ha detto la donna al capo dello Stato – la consegni per noi a Sant’Agata”.

Un momento particolarmente intenso è stato proprio quello della visita alla ‘cammaredda’ in cui cui vengono custoditi il busto reliquiario di Sant’Agata e lo scrigno con le sue reliquie. In cattedrale Napolitano è stato accolto dall’arcivescovo metropolita Salvatore Gristina e accompagnato da Bianco e Crocetta. Il capo dello Stato ha ascoltato da mons. Gaetano Zito (vicario episcopale dell’arcidiocesi di Catania) e dal parroco della cattedrale Barbaro Scionti la storia del Duomo di Catania, mentre il presidente del Comitato delle feste agatine Luigi Maina ha narrato le vicende delle reliquie della patrona. Napolitano ha voluto entrare personalmente nella cammaredda e lo stesso ha fatto la signora Clio, con la compagna del sindaco, Amanda Jane Succi. Oltre al mazzo di fiori bianchi tenuto insieme da un nastro tricolore, Napolitano ha depositato nel sacello una calla bianca che una signora, in piazza Duomo, gli aveva chiesto di portare alla patrona.

Lasciato il duomo, il presidente della Repubblica è tornato in hotel alle 12.30 per il pranzo: nel ristorante Oleandro lo chef Beppe Danile gli ha preparato tagliolini con ricci, sformato di penne con cavolfiori, prosciutto dei nebrodi  e zafferano, stuzzicheria dello Jonio, gamberi marinati, fior di tonno, spiedino di pesce spatola e scampi gratinati, filetto di spigola al sesamo, cuore di maialini dei nebrodi in crosta. Per dessert un po’ di cassata siciliana e frutta fresca di stagione. Pranzo concluso in un’ora e mezza, poi in camera a riposare.

Nel pomeriggio Napolitano è arrivato nell’ex monastero dei benedettini per partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università del capoluogo etneo. Il capo dello Stato è stato accolto da un lungo applauso da parte dei presenti. A dargli il benvenuto è stato il rettore Giacomo Pignataro. “Presidente, con Renzi arriva questa svolta?”, gli hanno chiesto i giornalisti. “Bella domanda, in America le chiamano ‘hypothetical questions’. A chi gli faceva osservare che il nuovo governo Renzi sta suscitando grandi aspettative che potrebbero poi essere deluse, ha replicato: “E’ difficile dire ‘non esagerate’…”.

Questo il discorso del rettore all’università: “Lei rappresenta e ci onora profondamente e allo stesso tempo rende particolarmente significativa questa iniziativa sia perché torniamo a celebrare l’inizio dell’anno accademico dopo una pausa di alcuni anni, sia in ragione del momento particolarmente difficile che vive il nostro ateneo.

Il rettore ha snocciolato i numeri e l’offerta formativa dell’univerità di Catania, la presenza della scuola di eccellenza che garantisce standard di formazione superiore e poi si è soffermato sulle sfide che aspettano l’ateneo. “Nei prossimi mesi la regione dovrá assumere importanti decisioni sulla programmazione delle risorse comunitatie per il periodo 2014-2020: si tratta di una straordinaria occasione per intervenire su alcuni ritardi infrastrutturali, per dare risposta a importanti bisogni collettivi e individuali in alcun ambiti strategici: trasporti, energia, ambiente, agricoltura, beni culturali. Signor presidente, ci preme soprattutto dire che è necessario che il sistema dell’istruzione universitaria e della ricerca italiano preservi la sua varietà e diversità, e la sua presenza articolata sul territorio del Paese, perché le cifre dimostrano che l’Italia ha uno dei piú bassi valori del numero di atenei per milione di abitanti. Il nostro Paese, la nostra Sicilia, la nostra città hanno di fronte sfide impegnative che riguadano il futuro dei nostri giovani, cioè il nostro futuro fondato su opportunità, merito e sapere”.

“Noi ragazzi siciliani faremo la valigia una sola volta e torneremo in questa bella terra solo per le vacanze. Se non si riesce a invertire questo trend, sarete responsabili della perdita del capitale umano più pregiato, giovane, colto e preparato senza il quale non ci può essere futuro per la Sicilia e per l’Italia”. Queste le parole rivolte al presidente dal rappresentante degli studenti, e componente del Senato accademico, Giovanni Magni.  “La necessità di partire per trovare lavoro – ha continuato – non è ascrivibile a pura esterofilia, ma costituisce una perdita cospicua, economica, ma soprattutto culturale. Ebbene io credo che la collaborazione stretta tra l’Università e le Istituzioni, Regione in primis, sia la chiave di volta per sbloccare questa delicata situazione”.

“Il mio sogno – ha continuato – è quello di vivere, formarmi e realizzarmi professionalmente nel Paese che amo, che mi ha dato i natali e soprattutto di contribuire attivamente al suo progresso. L’Italia, un tempo Paese di sogni e sognatori, non lascia più spazio alle ambizioni dei giovani, non accoglie più con fierezza i suoi cervelli, non li coccola e ne fa un fattore critico di successo, bensì li lascia andare all’estero, dove fanno la fortuna di altri Paesi e imprese che, a differenza del nostro, sono disposti a scommettere su chi dimostra di valere o di volere”.

Il capo dello Stato si è quindi trasferito nella sede della Stmicroelectronics, dove ha parlato con un gruppo di operai della Micron, l’azienda di microelettronica che ha in progetto di licenziare 416 persone in Italia. “Posso solo dire che a livello di governo nazionale e di Commissione europea rappresenterò le vostre urgenze e l’attenzione alla vostra realtà, perché rappresentate un capitale umano prezioso”. I lavoratori hanno atteso il capo dello Stato all’uscita della Stm.

Napolitano aveva parlato anche all’interno dell’auditorium: “Non dobbiamo ridurre gli sforzi nel campo delle politiche europee – ha detto -. Serve una continuità di sforzo, al di là del cambiamento di governo, per esempio, nel pieno utilizzo dei fondi europei. Questo governo ha scandito con forza il proprio impegno alla riforma del titolo V, una riforma delle riforme. Cosa eccezionale perché è già difficile fare le riforme e c’è una necessità acuta di correzioni”.

Il capo dello Stato ha spiegato che c’è “una necessità acuta di correzioni e di riequilibrio nel rapporto tra amministrazione centrale e Regioni”. Parlando dello scarso uso dei Fondi strutturali europei ha spiegato come si debba recuperare “in extremis” quel che resta dei fondi 2006-2013, e soprattutto governo e Regioni si devono “rapidamente attrezzare per ottenere il massimo supporto” dell’Europa per quanto riguarda i fondi del periodo 2014-2020. In quest’ottica le Regioni devono abbandonare quel tanto di “autoreferenzialità e tendenza all’arroccamento” che ha reso farraginoso il rapporto con l’amministrazione centrale facendo in modo di aderire “ad una concertazione nazionale alla quale si è finora resistito” per un uso pieno e razionale dei fondi strutturali.

A fare gli onori di casa è stato Carlo Bozotti, presidente e chief executive officer dell’azienda. “Nel 2013 oltre 8 miliardi di fatturato tra Europa, Asia e Americhe – ha affermato -. St è presente in 9 smartphone su 10, in una lampadina su tre e ogni auto ha una componente elettronica creata in St. Gli ultimi due anni sono stati difficili per la crisi globale e di Nokia, nostro partner privilegiato. Dalla fine del 2011 nonostane le difficoltà abbiamo aumentato il nostro personale di oltre 600 unità. St ha sviluppato un ecosistema dell’innovazione, noi creiamo lavoro, siamo un valore da valorizzare e preservare. Il modulo M5 è uno dei moduli di eccellenza mondiale. Mi auguro che come facciamo noi il Paese continui a scommettere su questo territorio”.

In aperta polemica con Napolitano, i deputati del Movimento 5 stelle all’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cappello, Gianina Ciancio e Angela Foti, hanno disertato l’incontro in municipio: “Pur apprezzando l’invito del sindaco Bianco – hanno spiegato – abbiamo deciso di non esserci in conformità alle azioni intraprese a Roma dai colleghi deputati e senatori, per le gravi manipolazioni alla democrazia del nostro Paese poste in essere da Napolitano ai danni di tutti gli italiani che lo rendono indegno di ricoprire la carica di presidente”.

Il Movimento 5 stelle ha poi diffuso una nota sulle proteste per “dire no alle politiche di austerity e recessive” nel giorno della visita nel capoluogo etneo del Capo dello Stato.”Con noi c’era la città reale, quella che paga ogni giorno sulla sua pelle le conseguenze di una politica lontana dai cittadini e prona ai poteri forti e alle lobby bancarie. Una Catania distante anni luce da quella di Palazzo e in doppiopetto blu che ha accolto in modo istituzionale il Presidente della Repubblica”.

“All’indomani dall’impeachment – osserva il M5s – si è levato forte il grido di dissenso contro l’attuale Presidente della Repubblica, responsabile, tra l’altro, del terzo governo non eletto, quello di Renzi, dopo Letta e Monti. Le politiche di questi ultimi anni, soprattutto durante i mandati di Napolitano, hanno lasciato solchi enormi nell’economia, tracciando un fosco quadro in termini di equità sociale e trasparenza. Non da ultimo – conclude la nota dei 5stelle – il grave uso della decretazione di urgenza, che è divenuta prassi inammissibile”.

Durante la manifestazione, il M5s ha anche esposto uno striscione a sostegno del pm Di Matteo, minacciato di morte dalla mafia.

Un silenzioso presidio di protesta è stato attuato da quasi un centinaio di lavoratori della Micron, in piazza Università a Catania, in contemporanea con la visita in città del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I dipendenti della società hanno ricevuto l’avviso di mobilità per 419 di loro, 128 dei quali nel sito del capoluogo etneo. I manifestanti hanno esposto un cartello con la scritta ‘Esubero’. Sono stati esibiti anche degli striscioni con la scritta ‘Ridateci il futuro’ e ‘Micron da eccellenze a eccedenze’.

Presenti anche esponenti del movimento ‘I Forconi’, guidati dal loro leader Mariano Ferro, che hanno esposto un manifesto con la scritta ‘I poveri non possono aspettare’. In piazza si sono viste inoltre diverse decine di esponenti del Movimento 5 stelle, che hanno srotolato uno striscione con la scritta ‘Noi siamo con Di Matteo’.

Alla protesta si sono uniti simbolicamente anche i lavoratori Aligrup di San Giovanni La Punta che hanno rivolto un appello a Napolitano. “Rivendichiamo con dignità il diritto al lavoro, che deve riguardare tutti gli esseri umani di buona volontà che vogliono e devono assicurare un futuro alle proprie famiglie – scrive Michele Russo, coordinatore del Comitato spontaneo dipendenti Aligrup di San Giovanni La Punta -. All’inizio della nostra lotta eravamo 1.500 lavoratori, ma lo smembramento della struttura organizzativa dell’azienda e la ‘non’ acquisizione dell’intera azienda da parte di un unico operatore ha lasciato senza speranze ancora circa 600 lavoratori per i quali il 17 marzo si concluderà la Cigs, e per i quali il Comitato ha chiesto all’azienda la proroga di sei mesi della Cassa Integrazione. Il Comitato scrive a Napolitano “nella certezza che venga finalmente ascoltato il grido disperato di chi si trova schiacciato dall’inoperoso silenzio di coloro che hanno avuto un ruolo decisionale nella drammatica vicenda che ha colpito la nostra azienda”.

Nella lettera il Comitato spontaneo dipendenti Aligrup si rivolge al presidente della Repubblica “sicuramente animato da profondo ‘senso di giustizia sociale’, affinché si possa trovare una soluzione condivisa da tutti con le modalità e gli strumenti che le normative, anche in deroga, consentono di applicare per ridare la dignità, colpevolmente calpestata da tanti, ed essere detentori di un posto di lavoro”.