carita-bianchi-e-brunettoI resti umani rinvenuti sotterrati in un appezzamento di terreno in territorio di Canicattì, appartengono a Giovanni Brunetto, 56 anni, scomparso da Licata esattamente un anno fa. Ad accertarlo sono stati gli  esperti del Gabinetto di Polizia scientifica di Palermo, attraverso l’esame del Dna.Il cadavere era stato ritrovato il 28 ottobre dell’anno scorso, seppellito tra le zolle di contrada Casalotti, mesi dopo la sua scomparsa. Per la sua morte sono stati accusati dal sostituto procuratore Salvatore Vella, che ha formulato capo di imputazione per omicidio volontario e occultamento di cadavere, i licatesi Angelo Carità ed Angelo Bianchi, rispettivamente 59 e 38 anni, imprenditore agricolo il primo, suo dipendente il secondo, i quali già erano stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal Gip del Tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti. Successivamente il provvedimento giudiziario era stato annullato dal Tribunale del Riesame che aveva rimesso in libertà i due licatesi, sostanzialmente perché non era stato ritrovato il corpo. La svolta all’inchiesta venne data dal ritrovamento del corpo di Brunetto. Secondo l’accusa i due indagati avrebbero sequestrato Giovanni Brunetto, ammazzandolo e sopprimendone il cadavere. Il movente sarebbe da ricercare nella volontà di Angelo Carità di non restituire alla vittima una somma di denaro variabile da 40.000 a 100.000 euro, ricevuta in prestito in precedenza. Carità aveva la disponibilità di un lotto di terreno agricolo per il quale si occupava di lavori agricoli, e dove è stata effettuata una intensa attività di movimento terra e spostamento di alberi, con ausilio di escavatori meccanici. La Procura della Repubblica di Agrigento, aveva visto giusto. Dopo una serie di scavi, infatti, avvenne la svolta e furono rinvenuti i resti del bracciante agricolo.