In Sicilia su 22 comuni che ospitano istituti penitenziari sono solo 4 quelli ad avere attivato la figura del garante comunale dei detenuti: Palermo, Siracusa, Messina e Trapani. A questi si aggiungono altre due realtà, ossia Caltagirone e Catania, che hanno già approvato il regolamento che prevede la figura del garante comunale ma che non dispongono ancora di essa. E’ l’analisi di Anci Sicilia che oggi ha incontrato nella sede di Palermo alcuni garanti dell’isola per fare il punto della situazione e sollecitare i rispettivi sindaci ad istituire la figura che si fa carico dei diritti dei detenuti nei comuni mancanti. “Rivolgiamo un appello alle altre 18 realtà nelle quali sono presenti istituti penitenziari, affinché si istituisca questa figura su base comunale – spiega Mario Emanuele Alvano, segretario generale di Anci Sicilia – si tratta di una figura non obbligatoria, volontaria, ma che potrebbe veramente fare la differenza rispetto anche a un momento di raccordo tra le diverse istituzioni. Una figura che affronta il tema delle difficoltà e del disagio dei detenuti, sia nella fase in cui si trovano all’interno degli istituti penitenziari o privati della libertà personale in altre forme, sia nella fase successiva, ovvero quando si pone il tema del reinserimento in società e quindi nel contesto lavorativo”. “Il carcere è un pezzo di città ed è questa l’idea che ci deve coinvolgere – spiega Pino Apprendi, garante dei detenuti di Palermo – Con l’attività del garante hai la possibilità di parlare con ogni singolo detenuto e raccogliere le sue preoccupazioni. Creare questa figura in ogni città che ospita un istituto penitenziario è quindi fondamentale ma va fatto con il piede giusto e con un coordinamento regionale”.