sicilia-provinceStop alla riforma delle Province: il gruppo Articolo 4 ha depositato ddl per il recepimento della riforma Delrio con qualche variante. Il testo, proposto da Totò Lentini (Art. 4), prevede il recepimento della Delrio (n.56/2014) in materia di “enti di area vasta”: città metropolitane e Liberi consorzi di comuni, che succederanno alle ormai disciolte Province regionali.

Con un provvedimento proprio (garantendo così la potestà legislativa autonoma) la Regione recepisce in toto le norme della legge nazionale, in materia di funzioni, organizzazione ed elezione dei vertici dei nuovi enti, superando l’impasse determinatosi dopo l’approvazione della legge regionale 8. I nuovi organismi, esattamente come previsto dalla “Delrio”, verrebbero individuati con elezioni di “secondo livello” e i loro componenti svolgerebbero le funzioni a titolo gratuito.


La norma fissa scadenze precise e inderogabili, individuando i compiti di ciascun livello istituzionale coinvolto, e le concrete modalità per l’avvio dei nuovi enti ed il passaggio ad essi delle competenze, del patrimonio e del personale delle ex Province.  Si prevedono, inoltre, norme per agevolare la fusione fra Comuni (maggiori trasferimenti, possibilità di istituire circoscrizioni corrispondenti ai vecchi Municipi con incarico gratuito per i componenti, premialità nell’accesso alle misure di finanziamento) e per la soppressione degli organismi intermedi. “Le giuste critiche per l’impasse in cui è scivolata la riforma devono trovare risposta concreta: recependo la legge Delrio la Sicilia può recuperare immediatamente sul percorso di modernizzazione del sistema istituzionale” dice Lentini.

“I siciliani ci chiedono di agire concretamente: mi auguro che la mia proposta, che immagino troverà ampia condivisione politica, venga immediatamente sottoposta all’esame ed all’approvazione dell’Ars. Il tempo delle tattiche e delle chiacchiere – conclude – è ampiamente scaduto. Il parlamento ed il governo mostrino responsabilità recependo subito una buona legge che serve allo sviluppo dell’Isola, taglia i costi della politica ed allinea la Sicilia ai più moderni modelli europei”.

Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone (Udc) ieri aveva detto di voler “raccogliere l’appello lanciato da più parti politiche, ma soprattutto dall’Anci e dai sindacati, per un’applicazione in Sicilia della legge Delrio sulle autonomie locali. Pertanto, all’attenzione della prossima conferenza dei capigruppo all’Ars porterò il relativo disegno di legge”.

“Non credo – continua Ardizzone – che recependo la normativa nazionale sia in gioco l’autonomia della Sicilia, tutt’altro. Con la legge regionale del marzo scorso, infatti, sono già stati già istituiti i liberi consorzi dei Comuni e le città metropolitane e si attendeva proprio la norma statale in ordine alle funzioni da attribuire loro. Soprattutto per le città metropolitane, che, è opportuno ricordarlo, diventeranno istituzioni concorrenziali per la gestione di aree vaste a livello europeo”.

Il presidente dell’Ars lancia anche un appello ai partiti presenti in Parlamento. “Se mettiamo da parte le divisioni ideologiche e le presunte lesioni statutarie – riprende Ardizzone – si potrà fare, nell’immediato, un ottimo lavoro che renda chiaro il quadro istituzionale e ordinamentale degli enti locali in Sicilia. Mi auspico che l’Assemblea possa trovare un accordo e procedere celermente, e senza indugi, all’approvazione del relativo disegno di legge”.

E dal lato del centrodestra il primo paletto arriva dalla Lista Musumeci. “Un disegno di legge di iniziativa parlamentare che preveda anche l’elezione diretta del presidente dei Consorzi e delle città metropolitane. Possiamo discutere su tutto – dice Nello Musumeci – ma non possiamo togliere ai siciliani il diritto a scegliere il presidente del Libero Consorzio e il sindaco metropolitano. L’esempio nazionale, su questo aspetto, dimostra proprio in queste ore la realizzazione di indecorosi inciuci e lobby locali che fanno temere il ritorno della peggiore partitocrazia. Sappiamo già che il rimedio sarebbe peggiore del male. Il tempo del governo Crocetta per provvedere alla riforma delle Province in Sicilia è scaduto; il tempo ha dimostrato che avevamo ragione nel definire le proposte del governatore inapplicabili e devastanti”.

“Il presidente Crocetta riconosca una volta per tutte il fallimento della sua pseudo-riforma delle province e porti subito in Aula un testo che ne consenta l’abrogazione” aggiunge Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana, favorevole al recepimento della riforma Delrio. Ma anche Forza Italia rilancia “sull’introduzione dell’elezione diretta del presidente da parte dei cittadini. Crocetta eviti un estenuante quanto inutile braccio di ferro con la sua stessa maggioranza e giunga alla ragionevolezza. Le province hanno bisogno di essere ben governate e in tal senso la strada intrapresa dal governo regionale è la più sbagliata”.

Il Movimento 5 Stelle è critico nei confronti del governo Crocetta, colpevole di non aver saputo portare a termine la propria riforma delle Province. Se dovesse passare la linea Delrio, la famosa Legge 8 resterebbe una riforma incompiuta. “La riforma delle Province, se sarà un flop sarà esclusivamente colpa di Crocetta – affermano i 5stelle – Poteva e doveva essere una riforma epocale, ma come sempre il ‘Re Mida al contrario’ ha lasciato tutto a metà e ora cerca di scaricare ad altri le responsabilità della sua inettitudine. Per lui e la sua armata Brancaleone il tempo è scaduto. Deve andare a casa”. La legge 8 del 2014, per i pentastellati è “la più grande incompiuta del governo Crocetta, fermatasi a metà del suo cammino”.

“Quanto sta avvenendo su questo tema – dicono i deputati Salvatore Siragusa e Francesco Cappello – è l’ennesima prova del fallimento politico di Crocetta e del suo governo di inetti ed incompetenti. La totale assenza da parte del presidente della Regione di una qualsiasi visione politica ed amministrativa e di una progettualità per il futuro hanno di fatto bloccato la possibilità di dare vita in Sicilia ad una realtà amministrativa diversa e migliore per gli enti locali e, come suo costume, il presidente scarica i suoi fallimenti sugli altri, additando l’introduzione del referendum confermativo come causa del flop della legge. Questo è invece il risultato di una politica basata sugli annunci e sugli scoop, ma non supportata da una adeguata competenza e preparazione e da una strategia seria” concludono i deputati del M5s.

Twitter: @LucaCiliberti