scuolaEntro l’anno in corso dovrebbe essere completato il programma di ammodernamento, messa in sicurezza e ampliamento degli edifici scolastici. 21.230 interventi in edifici scolastici per investimenti pari a un miliardo 94 milioni di euro. Quattro i milioni di studenti, una scuola su due sono destinatari della prima tranche del piano di edilizia scolastica varato dal governo nazionale.

Qualcosa è cambiato. La scuola di cui si è parlato a lungo è quella degli studenti e del professori, dei programmi e dei criteri di valutazione.  Numeri o giudizi. Didattica, e pedagogia. Graduatorie e punteggi. Ma la scuola è anche la casa in cui i nostri ragazzi vivono per metà della loro giornata e nove mesi l’anno. La seconda casa, dopo quella in cui abitano.


Un luogo fisico, ubicato in un contesto abitativo, una struttura costruito per permettere di insegnare, imparare, socializzare, studiare, muoversi e giocare in  sicurezza.

Per decenni la seconda casa dei ragazzi non ha ottenuto molta attenzione. Una scelta sconsiderata. Immaginate una famiglia che si preoccupi unicamente delle relazioni fra i suoi membri, della buona educazione da impartire ai figli e dei modelli di comportamento dei genitori , questione estremamente importante , è vero –ma si disinteressi del pavimento smattonato, del tetto cadente, delle pareti screpolate, della qualità dei servizi e se ne ricordi quando il tetto si abbatte sulla testa dei ragazzi, o il movimento tellurico, pur debole, collassa l’immobile, o il sinistro sulla strada di accesso
all’abitazione.

Per anni non si sono costruite nuove scuole, non si è fatta manutenzione sulle vecchie, i ragazzi hanno studiato in ambienti malsani e fatiscenti, insicuri e sprovvisti di servizi elementari. Una lunga, colpevole “assenza” dello Stato,  nei vari livelli di responsabilità.

Per soddisfare i bisogni della scuola si sono affittati appartamenti  costruiti per uso abitazione o ufficio, con costi rilevanti per le casse comunali e provinciali. Il piano di edilizia scolastica, al di là dell’entità dell’investimenti, rappresenta certamente una inversione di tendenza. Non risolve il problema dell’edilizia scolastica, ma accende i fari su di essa, intervenendo concretamente.

Le modalità dell’intervento non le conosciamo. Pare di capire che l’entità dei finanziamenti sia stata commisurata alla popolazione residente. Un errore, perché il piano, ove così fosse, avrebbe dovuto tenere conto dei bisogni, regione per regione.

La Sicilia dispone di circa 91 milioni di euro da destinare alla ristrutturazione, sicurezza delle scuole e realizzazione di nuovi edifici (rispettivamente  38 milioni di euro, 51 milioni ed appena 250 mila euro).  La Regione siciliana occupa il quarto posto nella graduatoria degli investimenti, dopo la Campania (183 milioni), la Lombardia (160 milioni), la Puglia (107 milioni).  Una dotazione di gran lunga inferiore rispetto alle necessità, ma pur sempre un primo importante passo.

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