Penso che la materia delle riforme della nostra Carta Costituzionale, attualmente all’esame delle competenti aule parlamentari, meriti qualche accurato quanto necessario approfondimento richiesto peraltro dalla natura stessa dei provvedimenti adottati o in via di approvazione che comporteranno ovviamente sostanziali modifiche sia nel campo della formazione e relativa approvazione delle leggi ordinarie dello Stato in un prossimo futuro nonche’ anche sulla tenuta stessa dell’attuale sistema democratico.
Premesso che come cittadino di uno Stato democratico ritengo quanto meno deprecabile il clima oserei definire osceno che da tempo oramai aleggia nelle sedi parlamentari offrendosi così al Paese ed a tutto il mondo uno spettacolo alquanto indecoroso, personalmente sono persuaso che la nostra Carta costituzionale necessitava di essere in alcune sue parti modificata avendo, come si suole dire, fatto il suo tempo e quindi bisogna dare atto all’attuale Premier ed al suo staff di avere fortemente accelerato il processo riformatorio che in passato, nonostante le numerose discussioni nelle varie Commissioni istituite dai Governi dell’epoca, sono state insabbiate e/o miseramente lasciate cadere nel vuoto.
Tutto ciò premesso, penso che i provvedimenti sinora approvati trovino ampia condivisione da parte della stragrande maggioranza degli italiani nelle parti in cui viene prevista la riduzione del numero dei componenti del nuovo Senato e percentualmente un po’ meno nelle parti relative alle sue nuove funzioni ed alla nomina dei prossimi inquilini di Palazzo Madama mentre si plaude totalmente sul fatto che gli stessi non percepiranno alcuna indennità in aggiunta a quelle in godimento al momento della nomina.
Circa la paura da più parti paventata sul fatto che, demandando ad una sola Camera la formazione ed approvazione delle leggi col superamento dell’attuale bicameralismo perfetto, si potrebbero scardinare le vigenti regole sulle quali sinora si e’ fondato ed ancora si basa il sistema democratico, personalmente sono convinto che avendo la democrazia italiana messo oramai radici molto profonde non si corra alcun rischio di tal genere mentre è più probabile che ci si avvii ad una forma di governo del Premier, di Premierato alla francese come avviene nel paese oltralpe senza alcun pericolo di destabilizzazione e/o di insorgenze dittatoriali.
E’ alquanto strano, invece, a mio modesto parere, che la manovra della riforma, contrariamente a quanto fatto balenare dal Premier Renzi all’atto del suo insediamento, non abbia previsto l’analogo dimezzamento dei deputati della Camera che, oltre a concretizzare cospicui risparmi nel bilancio dello Stato, le cui risorse son oramai al lumicino, avrebbe dimensionato molto più equamente il rapporto numerico dei componenti dei due rami del Parlamento che in tal modo rimane fortemente sproporzionato.
Peraltro il fatto che il numero dei componenti della Camera resti inalterato fa pensare oltretutto o che il Premier incontri molte resistenze sulla relativa riduzione (taciute opportunamente ed ovviamente al popolo italiano) o cosa più probabile che la casta non si rassegna alla perdita dei lucrosi vitalizi e quant’altro costituitisi nell’arco degli anni in barba a qualunque azione intesa al risanamento del debito pubblico che tanto pesa sulle spalle dei contribuenti molti dei quali stentano, perdurando la crisi, ad arrivare alla fine del mese.
E che il lupo perde il pelo e non il vizio e’ ampiamente dimostrato dal recente provvedimento adottato all’unanimità, con la sola eccezione del Movimento dei 5 Stelle, sul finanziamento pubblico dei partiti politici che, pur essendo la relativa abolizione stata prevista dal precedente Governo Letta solo a partire dal 2017,tuttavia il Governo in carica, che sin dal suo insediamento si e’ fatto paladino di un processo riformatorio finalizzato al risparmio della spesa pubblica,doveva, a mio avviso, provvedere alla sua immediata abolizione attraverso una leggina di poche righe; ma ahime’ nulla si e’ fatto di tutto ciò con l’amara considerazione che, al di là delle tante promesse e/o belle parole, nella sostanza ben poco o quasi nulla cambia in Italia rimanendo sempre quel Bel Paese dove si vuol cambiare tutto affinche’tutto rimanga come prima di pirandelliana e gattopardesca memoria.
C’è perciò da augurarsi che una buona volta si faccia il bene della collettività attraverso una serie di riforme capaci di realizzare concretamente moralizzazione degli amministratori pubblici e privati,maggiore efficienza nei servizi e, in maggior misura, occupazione specie per i giovani al momento senza alcun avvenire tanto che fuggono sempre più numerosi dal nostro paese con la speranza di trovare altrove maggiori opportunità per assicurarsi un futuro migliore.
S. Curcio


















