Dopo la tragica strage effettuata a Parigi dal terrorismo islamico nella notte a cavallo del 13 e del 14 novembre di quest’anno, mi sembra legittimo e doveroso come cittadino europeo ed italiano più in particolare porsi l’interrogativo circa la possibilità di una pacifica convivenza, sull’intero territorio europeo, del mondo islamico con quello cristiano stante la reale diversità sia religiosa che culturale esistente tra i due mondi in verità alquanto differenti.
Credo che tale interrogativo al momento se lo pongono, oltre che i governanti dei 28 attuali stati componenti l’U.E., tutti i cittadini del vecchio continente scossi e sbigottiti per l’efferata carneficina perpetrata nel cuore dell’Europa da alcuni fanatici che al grido di “ Allah è grande”non hanno esitato a far fuoco su persone inermi ed innocenti la cui unica colpa è stata quella di trovarsi insieme in quel determinato locale, dagli stessi chiaramente già designato e scelto da tempo, con l’evidente intento di scatenare una vera e propria guerra all’intero mondo occidentalizzato; il che ha ovviamente fatto registrare un clima di terrore e di paura che molto difficilmente potrà essere ricondotto ai livelli di assoluta tranquillità esistente prima di tale tragico e vile attentato.
La risposta a tale interrogativo, peraltro, a mio avviso, dovrà esser fornita dai governati europei con ogni urgenza considerato che ciascun cittadino al momento si sente in pericolo essendo consapevole che può essere in qualsiasi luogo ed in ogni momento colpito da un nemico invisibile che potrebbe essere l’individuo che sta incontrando per la strada.
Tale forma di psicosi collettiva che si è insinuata dopo i fatti di Parigi nell’animo degli europei scaturisce ovviamente dalla indiscussa circostanza che oramai nel continente europeo risiedono tantissimi musulmani, indubbiamente non tutti integralisti, il cui numero, peraltro, a causa dei continui ed ininterrotti sbarchi sul suolo europeo, tende sempre più ad incrementarsi creando così seri problemi di coesistenza per la cui soluzione necessitano misure idonee che servano, oltre a tranquillizzare gli animi delle popolazioni, ad assicurare una civile convivenza tra le due diverse culture.
Ciò comporta, a mio avviso, che in ogni realtà in cui insiste una popolazione musulmana, piccola o grande, si rende necessaria ed indispensabile l’adozione di precise regole di condotta che dovranno essere osservate da ciascun abitante di quel determinato luogo e la cui sanzione, in caso di inosservanza,dovrà comportare anche l’espulsione dalla nazione ospitante con l’immediato rimpatrio nel paese di provenienza.
Solo attraverso l’adozione di tali drastiche misure si potrà ripristinare il clima di tranquillità e di sicurezza all’interno del continente europeo esistente prima dei tragici fatti di Parigi e scoraggiare tutti i tentativi di sovvertimento delle radici, usi e costumi del paese ospitante che sempre più frequentemente vengono portati avanti da alcuni intransigenti e fanatici islamisti ai quali sarebbe bene rammentare che non possono,facendosi schermo del loro diverso credo religioso, offendere se non addirittura distruggere l’identità della nazione che,oltre ad ospitarli, assicura loro una vita migliore rispetto a quella che hanno lasciato nei paesi di provenienza.
Per quanto ovvio, attraverso tali misure credo non si vogliono annullare le loro diverse credenze religiose e/o i loro costumi che si portan dietro dai paesi di origine ma si vuol soltanto pretendere che vengano sempre e comunque osservate le leggi statuali della nazione ospitante, leggi che, peraltro, vengono osservate dai cittadini di quello stato.
Ciò non vuol dire che gli immigrati debbano far propri in maniera integrale gli usi ed i costumi del paese ospitante ma solamente se ne richiede il rispetto degli stessi con esclusione di qualsiasi forma di sovvertimento o di modifica per l’adattamento alle loro idee perché non possono essere avanzate richieste di siffatta specie .
Tali principi, del resto, trovano allocazione sia nella Carta europea che nella stessa Costituzione italiana laddove viene sancito l’obbligo da parte di tutti, cittadini e stranieri, di osservare le leggi vigenti nello Stato in cui si dimora nel rispetto assoluto del diritto per la persona umana indipendentemente dal suo credo politico e/o religioso .
Ciò significa che dovrà esserci un riconoscimento reciproco tra persone di diversa credenza politico-religiosa al fine di assicurare una convivenza sicura e pacifica tra le stesse; cosa che purtroppo al momento non sembra realizzata tenuto conto degli evidenti comportamenti di intolleranza che si registrano quotidianamente in diverse zone del mondo islamico; vale, a mò di esempio, la pena di evidenziare la barbara uccisione da parte degli integralisti islamici dei cristiani residenti in M.O. o la fine atroce di quella persona musulmana che si converte al cristianesimo o l’impossibilità del totale inserimento di quella persona di credo islamico che voglia vivere secondo i principi vigenti nello stato occidentale in cui risiede.
L’auspicio di una totale integrazione, sia pure nel rispetto delle specificità di ciascuno dei due mondi su richiamati, ovviamente viene rivolto a tutti quei musulmani residenti in Europa che appartengono al c.d.” islamismo moderato” e che assorbe la quasi generalità degli stessi con esclusione ovviamente di quelle frange estremiste che con le loro azioni criminali sono riuscite sinora a turbare l’equilibrio mondiale e rendere possibile una terza guerra mondiale che, ove dovesse essere malauguratamente dichiarata, sicuramente apporterebbe solo danni all’intera umanità senza distinzione di razza e/o di religione.
S. Curcio














