palazzonormanniDopo l’approvazione della finanziaria da parte dell’ARS, si è giunti alla calendarizzazione della
legge regionale sui Liberi Consorzi (ex province) e le Città Metropolitane.
Il disegno di legge sarà presentato in aula il 22 marzo p.v. per la discussione del testo che è stato
rivisto dopo i rilievi del governo centrale.
Questa è la legge più annunciata e travagliata del governo Crocetta.
L’abolizione delle provincie, con il commissariamento degli enti, ha comportato gravi problemi di
amministrazione e di gestione del territorio, con l’aggravante dell’incertezza sulle prospettive.
Infatti, per quanto riguarda le funzioni, i Liberi consorzi avranno il coordinamento, la
pianificazione, la programmazione e il controllo in materia territoriale, ambientale, di trasporti e di
sviluppo economico, ma non è per niente chiaro su quali risorse economiche si potrà contare per
adempiere ai compiti assegnati. Inoltre, ciò che appare più controverso è la diversa previsione circa
la gestione delle Città metropolitane che la faranno da padrone nella ripartizione dei trasferimenti
statali e regionali.
I territori delle aree interne, già penalizzati per le ataviche carenze sul versante dello sviluppo e del
sistema infrastrutturale, devono sopportare “uno stato di calamità istituzionale” legato alle
problematiche finanziarie e di gestione dell’apparato burocratico che, inevitabilmente, la nuova
composizione dei Liberi consorzi comporterà. Infatti, non aver concordato con il governo
nazionale il riassetto delle ex province ha provocato un mancato trasferimento di risorse da parte
dello Stato e della Regione (quest’ultima ha stanziato nel bilancio 2016 poco meno di 20 milioni!?).
Il finanziamento per i Liberi consorzi è fondamentale per garantire ai cittadini i servizi essenziali ai
quali questi enti sono deputati.
Dal 2009 al 2015 i comuni siciliani hanno avuto il 50 per cento di trasferimenti regionali in meno e
in tre anni si è avuto ancora un maggior taglio dei trasferimenti nazionali.
Accanto al taglio delle risorse abbiamo subito tagli indiretti alla spesa sanitaria attraverso
l’inserimento della compartecipazione sull’assistenza ai disabili e ai tossico-dipendenti e i tagli sui
trasporti che hanno aggravato enormemente la situazione economica dei comuni.
Siamo ad un punto di non ritorno, il sistema finanziario, il sistema delle riforme e il sistema di
programmazione dei fondi comunitari che non partono, in un sistema produttivo distrutto, sta
portando la situazione finanziaria degli enti al collasso.
Gli enti locali, già sull’orlo del default devono confrontarsi con una prospettiva ancora più grave se
si pensa che la legge sui Liberi consorzi, con le incertezze che comporta, potrebbe essere il colpo
definito al tessuto sociale ed economico dei nostri territori.
E’ un momento di trapasso per aprire una nuova stagione.
Partendo proprio dalla riforma delle ex province, diversi sindaci dei territori del nisseno,
dell’ennese e dell’agrigentino hanno concordato una proposta di emendamento al disegno di legge
sui Liberi consorzi da condividere, per la presentazione, con le rispettive deputazioni regionali
rappresentative dei territori che se ne vorranno fare carico.
La proposta consiste nella previsione di un sistema integrato di aree vaste che sappiano
rappresentare capacità decisionali e di intervento della sfera pubblica più efficaci di quelle che si
prefigurano col nuovo assetto istituzionale. Questo dando la possibilità ai diversi Liberi consorzi di
integrarsi, per superare la penalizzazione rispetto alle città metropolitane che indeboliscono
ulteriormente i comuni diversi dalla città capofila dell’area metropolitana.
Ad un sistema di area vasta delle zone interne (sistema di città metropolitana diffusa) si deve
puntare per un generale riassetto del sistema Sicilia con un ri-orientamento delle prospettive di
sviluppo dell’area centrale e meridionale come piattaforma tecnico-logistica per l’intera regione in
una logica di integrazione dei distretti produttivi.
Quindi, perché il valore strategico di una riforma degli assetti territoriali non resti una mera
dichiarazione di intenti, occorre definire una governance ampia e forte, che dia visione e
concretezza al “sistema Sicilia”, per integrare l’esigenza di razionalizzare le spese con la necessità
di programmare gli investimenti per lo sviluppo e le infrastrutture.
Nei prossimi giorni i sindaci di diverse città delle ex province di Caltanissetta, Enna ed Agrigento si
incontreranno nel capoluogo nisseno per pianificare altre iniziative e dare vita ad un coordinamento
che ponga le basi per l’attuazione di un Piano strategico di Area Vasta del centro Sicilia.
Maurizio Dipietro, Sindaco di Enna; Lillo Firetto, Sindaco di Agrigento, Giovanni Ruvolo,
Sindaco di Caltanissetta