Dopo la sospensione del presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia dal partito e le sue polemiche dimissioni che sanciscono definitivamente la spaccatura con Cesa e con l’Udc, D’Alia chiama in causa Totò Cuffaro, come capo corrente di chi ha voluto il suo siluramento.
Non tarda la risposta di Cuffaro dal suo ‘ritiro’ personale, dal quale parla solo se chiamato in causa “Con riferimento alle parole dell’on Gianpiero D’Alìa, mi preme ribadire per l’ennesima volta – non c’è infatti miglior sordo di chi non vuol sentire – che non faccio, né potrei fare politica attiva. Sono interdetto dai pubblici uffici ma non dal pensiero e dal ragionamento, dall’osservazione, dall’analisi e dal commento sui fatti della politica. D’Alìa mi cita come alla guida di una corrente e interprete di una linea politica: nulla di più falso, come sanno anche le pietre”.
Ma l’ex presidente della Regione ed ex detenuto non si ferma a ricordare l’ovvio “Su una cosa però sono completamente d’accordo con Gianpiero D’Alìa – aggiunge – quando afferma che con lui l’Udc è al governo nazionale e regionale con il Pd.. e che è con Crocetta dal 2012, in quanto sostenitore della maggioranza di governo alla Regione. E’ vero. Le cose stanno così: è stato proprio D’Alìa a volere Crocetta alla presidenza della regione Siciliana e i siciliani non solo lo sanno bene, ma se ne ricorderanno al momento giusto”.

















