I militari della Guardia di finanza del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo hanno arrestato 5 persone, ritenute responsabili di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Tra gli arrestati ci sono Giuseppe Ferdico, il commerciante “re dei detersivi” al quale era stato confiscato per mafia il centro commerciale “Portobello” di Carini e il supermercato che si trova nel centro stesso, e Luigi Miserendino, amministratore giudiziario incaricato di gestire l’attività.


Secondo gli investigatori, Ferdico, grazie alla complicità dell’amministratore giudiziario, avrebbe continuato ad avere il controllo sull’attività economica che era stata affittata proprio dall’amministrazione giudiziaria a un prestanome di Ferdico.

Processato e assolto dall’accusa di concorso in associazione mafiosa, Ferdico è ritenuto vicino al clan mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. L’assoluzione, però, non gli ha evitato le misure di prevenzione. A marzo scorso, i giudici palermitani misero i sigilli al suo patrimonio: immobili, società e conti dal valore di 450 milioni di euro.

“All’ascesa imprenditoriale di Ferdico – scrissero i magistrati – risulta associata la costante capacità di meritare la fiducia di numerosi esponenti di spicco della consorteria tanto da inserirsi a pieno titolo tra i riciclatori del denaro di una delle famiglie mafiose più radicate nel tessuto economico della città come quella dell’Acquasanta”.

Il collegio sottolinea inoltre i rapporti tra Ferdico e i boss di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Nel provvedimento si definiva l’imprenditore “socialmente pericoloso” e gli si imponeva la sorveglianza speciale per tre anni e sei mesi.

Gli altri arrestati sono l’imprenditore Francesco Montes, accusato di intestazione fittizia di beni, e Pietro Felice e Antonino Scrima, accusati di estorsione. Il centro commerciale era stato formalmente affittato a Montes che, di fatto, era però in società con Ferdico.

Il controllo totale che il commerciante esercitava sull’attività economica confiscata si deduce da decine di intercettazioni ed era a conoscenza dell’amministratore giudiziario che, non sapendo di essere intercettato, ammetteva candidamente di sapere come andavano le cose ma di non volersene occupare.

Dall’inchiesta,coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvo De Luca e dai pm della Dda Roberto Tartaglia e Annamaria Picozzi, è emerso il ruolo di due factotum di Ferdico, Felice e Scrima, che chiedevano il pizzo ai commercianti del centro commerciale.

“L’amministrazione giudiziaria era ridotta al mero simulacro”: così il gip di Palermo ha definito il ruolo di Miserendino. Dalle intercettazioni emerge chiaramente che Miserendino sapeva che Ferdico continuava a fare il bello e il cattivo tempo occupandosi di tutti gli aspetti gestionali: dalle buste paga dei dipendenti alla scelta dei fornitori.

“Lo so, lo so, lui neanche dovrebbe metterci piede lì. Secondo lei perché io ho affittato questo posto? Perché non ci voglio combattere”, diceva l’amministratore giudiziario all’interlocutore che lo sollecitava a prendere provvedimenti per evitare le ingerenze di Ferdico.

“Per me il signore Montes (socio occulto del commerciante, ndr) è il titolare, del resto non voglio sapere nulla – aggiungeva – io come vede non mi immischio. Lasciamoli fare”.

Miserendino era stato nominato amministratore giudiziario dall’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale Silvana Saguto, indagata, poi, per corruzione proprio nell’ambito di una inchiesta sulla mala gestione dei beni confiscati, in quel caso, però, Saguto aveva imposto all’amministratore giudiziario una serie di obblighi e di controlli sulle attività di Ferdico che Miserendino ha disatteso. La Procura, infatti, gli contesta anche la violazione del provvedimento del magistrato