La domanda è lecita: ma che paese siamo diventati? Canicattì, il paese dell’Uva Italia, il paese degli imprenditori, dei commerciati, tra i primi cento comuni d’Italia come si è potuto ridurre a questo livello? Dopo una serie di appuntamenti mancati, dopo i continuiu flop su più fronti, dove non si riesce a risolvere il problema della spazzatura( la differenziata al 9%) dove l’acqua in alcuni quartieri arriva ogni 15 giorni e di colore discutibile, dove le strade sono un campo di motocross, dove il traffico e l’anarchia regna sovrana, dove l’inquinamento è fuori controllo , dove hanno sequestrato il Cam, dove si tirava acqua dai pozzi milioni di acqua per buttarla nella fogna, dove i vigili urbani vengono lasciati senza porto d’armi per 6 mesi, dove si rubano i segnali in in posto per metterli in un altro, dove i cani sono branchi, dove le inferriate sono a disposizione di chi le vuole fottere, dove si danno premi senza sapere il perchè, dove il carnevale è un lontano ricordo , dove si aprono varchi e vachini, dove Nilde Iotti ( da lassù)  ha fatto sapere che vuole che il suo nome venga tolto dalla via intestata, dove il Parco Robinson è un concentrato di monnezza e incapacità, dove dei disabili ci si ricorda solo in occasione di qualche convegno, dove le processioni fanno lo slalom tra le montagne dei rifiuti, dove le emergenze durano mesi e mesi, dove basta rompersi qualcosa per potere trovare una qualsiasi buca per poi farsi pagare dal comune, dove chi rompe le strade non le ripara , dove paghiamo i danni che procurano le strade rotte da altri, dove in un luogo chiamato foro Boario , pensando che si trattasse di un foro, ci hanno infilato di tutto, dove con un vecchio stendino ti assicuri il posto auto …. adesso anche le luminarie di natale sono un lusso che non ci possiamo permettere. Seguite questa intervista e l’incazzatura di alcuni operatori commerciali della nostra città

Cesare Sciabarrà