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Strangola la moglie e si accoltella: il marito dopo l’omicidio si lancia su una lama

Scritto da il 16 marzo 2019, alle 06:18 | archiviato in Costume e società, Cronaca, cronaca sicilia, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Li hanno trovati l’uno sull’altra morti, distesi sul letto in cui da bambini dormivano i loro figli. Lui, Gino Damiani, 60enne idraulico, ha prima strangolato la moglie, Rosalia Lagumina, di 12 anni più giovane. Poi ha incastrato un coltello nel braccio della donna e si è buttato sull’arma, lasciandosi trafiggere dalla lama.

A trovarli, questa mattina, sono stati i vigili del fuoco, entrati nell’appartamento di via Alcide De Gasperi, a Castelvetrano (Tp), dopo una segnalazione dei carabinieri. Damiani non era andato al lavoro e il suo socio, preoccupato, aveva preso a chiamarlo al cellulare. Non ricevendo risposta, ha chiamato i militari dell’Arma che hanno trovato nel piazzale della casa le auto dei due coniugi parcheggiate.

Temendo che fosse accaduto qualcosa, visto che la coppia non apriva la porta, hanno avvertito i pompieri. Damiani e la moglie erano morti da due ore. Sull’ennesimo femminicidio indaga ora la Procura di Trapani, che sta raccogliendo le testimonianze dei familiari e dei vicini.

I due avevano due figli, una ragazza di 23 anni, sposata, che vive a Selinunte, e un ragazzo di 25 anni, che abita al nord e tornerà questa sera. Chi li conosceva racconta di una coppia “normale”, che non aveva mai mostrato particolari tensioni. Ma i parenti riferiscono che la donna aveva deciso di lasciare il marito: i due vivevano da separati in casa.

Rosalia non dormiva più insieme al coniuge, ma nel lettino di uno dei figli, nella stanza al piano superiore dell’abitazione, la stessa in cui stamattina sono stati trovati i cadaveri. Cosa sia accaduto ieri, cosa abbia provocato la reazione folle dell’uomo, non sarà facile accertarlo.

I vicini hanno negato di aver sentito trambusto o grida nell’appartamento. Nella stessa palazzina in due piani diversi vivono la madre di Damiani e la sorella che non si sono accorte di nulla.

Secondo la ricostruzione degli investigatori Damiani, dopo avere strangolato la moglie, l’idraulico sarebbe andato a lavarsi le mani in bagno: nel lavabo, nel bidet e su una porta sono state trovate tracce di sangue. Poi avrebbe preso un coltello con una lama molto lunga, l’avrebbe incastrato nel braccio della moglie già morta e si sarebbe lasciato trafiggere gettandosi sulla lama, morendo a sua volta. Le salme sono state portate all’obitorio del cimitero comunale.

 



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