Lo chiamavano “Pina” il marchingegno elettronico inventato per leggere le carte da poker, truccate da impercettibili codici a barre, in una bisca clandestina aperta nel centro storico di Gela dove venivano truffati facoltosi giocatori di “Texas Hold’em”, a rilancio libero, senza limiti.
Sette gli “uomini d’oro” che avevano messo in piedi questa associazione a delinquere disarticolata dai carabinieri che hanno proceduto all’arresto di tre di loro, ritenuti promotori e organizzatori della grande truffa del valore di centinaia di migliaia di euro.
L’operazione, denominata “Showdown”, è stata portata a termine la notte scorsa nelle province di Caltanissetta e Agrigento, in esecuzione di provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Gela, su richiesta della Procura di Gela.
L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al gioco d’azzardo. Il sistema Hi-Tech sempre presente tra i pokeristi al tavolo di gioco, disponeva di un software di elaborazione di dati forniti dal lettore a raggi infrarossi di codici a barre celato in un normale porta-fiches, che permetteva di individuare il giocatore vincente.
secondo l’accusa, riceveva anzitempo l’informazione attraverso un auricolare bluetooth e un cellulare, quindi con un segno convenzionale, toccava le fiches di colore rosso per dare il via ai complici di pilotare il gioco nelle varie mani.












