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Cane torturato con la fiocina e poi ucciso: è caccia al responsabile

Scritto da il 30 maggio 2020, alle 06:04 | archiviato in Costume e società, Cronaca, cronaca sicilia, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Un cane randagio è stato trovato privo di vita sulla spiaggia di Punta Braccetto, nel territorio di Ragusa, ma da quanto denunciato dalle associazioni animaliste è stato prima torturato con una fiocina e poi ucciso. Ad accorgersi della carcassa è stato un residente che si occupava del cane ed è stato lui stesso ad informare le forze dell’ordine. “Abbiamo chiesto e ottenuto dai carabinieri – spiegano Rinaldo Sidoli, portavoce di Alleanza Popolare Ecologista (Ape) e Ilaria Fagotto, presidente della Lega Antispecista Italiana (Lai) – il sequestro della carcassa che sarà inviata all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia a Ragusa per un esame autoptico. Auspichiamo che i responsabili di questa infamia paghino per la loro azione criminosa. Sollecitiamo le istituzioni e la politica – aggiungono – a inasprire con urgenza le pene per chi maltratta e uccide gli animali. Ricordiamo che il punto 22 del programma dell’attuale Governo prevede di ‘rafforzare la normativa per tutelare gli animali, contrastando ogni forma di violenza e di maltrattamento nei loro confronti’.

Proseguono gli atti di violenza ai danni degli animali, nelle settimane scorse a Priolo, nel Siracusano, i carabinieri hanno denunciato per maltrattamenti di animali un pensionato accusato di aver causato la morte di un cane, prima legato ad una corda e poi trascinato da una macchina. I legali, in merito alla vicenda, hanno sostenuto che non si sarebbe trattata di un’aggressione ma di un incidente, fornendo dei dettagli sulla ricostruzione della vicenda ai carabinieri, i quali hanno indagato il loro cliente per maltrattamenti di animali. Ma tanto, però,  è bastato per scatenare un linciaggio sui social nei confronti degli avvocati e del pensionato, per cui la Procura di Agrigento ha aperto una inchiesta. “Dai primissimi momenti dell’assunzione dell’incarico a tutt’oggi stiamo ricevendo pesantissimi insulti – anche discriminatori di genere – e gravi minacce di morte – spiegano gli avvocati Donata Posante e Graziella Vella – anche nei confronti dei nostri familiari. Si tratta di comportamenti di una gravità inaudita che verranno ad uno ad uno denunciati alle Autorità ma che non ci fanno desistere dall’incarico ricevuto”.



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